Fmi/ Tiro incrociato Carstens-Fischer,Lagarde è rivale da battere

Fmi/ Tiro incrociato Carstens-Fischer,Lagarde è rivale da battere

Roma, 13 giu. (TMNews) – Sarà il più anziano e l’ultimo sceso in pista ma di sicuro non adotta una linea indolente Stanley Fischer, l’economista israelo-statunitense che nel fine settimana, all’ultimo minuto, ha ufficializzato la sua candidatura alla guida del Fondo monetario internazionale: ha subito pungolato la favorita, Christine Lagarde. Per dirigere il Fondo in questa fase “è essenziale una formazione da economista”, ha detto Fischer, ed è

stato un modo di puntare il dito, nemmeno in maniera tanto indiretta, sulle mancanze della sua rivale. Ma questo anche e soprattutto perché è proprio il ministro delle Finanze francese, candidata europea, ad essere l’avversario da battere in questa corsa a tre, tanto che è sempre su di lei che si sono finora concentrati i fuochi del terzo contendente, il governatore della Banca centrale del Messico, Augustin Carstens.

In realtà i contendenti sarebbero quattro, c’è anche il governatore della banca centrale del Kazakistan Grigory Marchenko, ma la sua candidatura non è accreditata come le altre. Ad ogni modo, spirato il termine per avanzare candidati (il passato fine settimana) ora la procedura di scelta del nuovo numero uno dell’istituzione di Washington prevede che venga stilata una lista ristretta di tre nomi, e che per fine mese venga selezionato il nuovo direttore.

Sono due i maggiori vantaggi, forse incolmabili, che giocano a favore della Lagarde poco hanno a che fare in realtà con la sua figura, che pure gode di ampio prestigio su molta stampa internazionale. Primo, il fatto di essere la candidata dell’Unione europea, che controlla quasi un terzo dei diritti di voto

nel direttorio del Fmi. Secondo, il fatto che vi sia una consuetudine decennale non scritta che vuole che alla guida del Fondo vada un europeo, con il sostegno degli Stati Uniti, mentre all’istituzione gemella, la Banca Mondiale, di riflesso l’Ue ricambia la ‘cortesia’ favorendo la nomina di un americano (attualmente c’è Robert Zoellick).

Il maggior problema invece, al di là delle ‘lacune’ formative su cui ha cercato di far subito leva Fisher, è sull’incombere a carico della Lagarde di una possibile indagine per abuso di potere su un arbitrato nel 2007. Dopo che la carica è rimasta vacante perché un altro francese, Dominique-Strauss-Kahn si è dimesso dalla guida a seguito di un esplosivo scandalo sessuale, che ha avuto una rilevanza mediatica globale che prosegue, per le accuse di violenza sessuale su una cameriera di New York, la prospettiva di eleggere un altro esponente politico francese che poi, eventualmente, in futuro dovesse ritrovarsi con vicissitudini processuali, potrebbe creare alcuni seri impedimenti alla Lagarde. Ad ogni modo l’interessata ha più volte liquidato la vicenda come priva di consistenza.

Voz

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