VARESE Otto pullman, un numero indefinito di macchine, moto e maxiscooter, più una quarantina di temerari in bicicletta, fanno in totale poco meno di duemila persone in partenza stamattina per il raduno di Pontida. Partiranno in orari diversi, a secondo del mezzo, per approdare tra le 10 e le 11 il tradizionale pratone che ogni anno ospita l’appuntamento leghista di inizio estate. Fortunatamente per loro, il meteo dice che potranno evitarsi gli stivali da pescatore nello zaino: quest’anno il raduno si salverà dalla pioggia battente che l’anno scorso l’aveva trasformato in un bagno di fango.
La scaletta degli interventi dei leader invece non è altrettanto definita. Smentite comunque le voci girate nei giorni scorsi che preannunciavano presenze sul palco ridotte allo zero, lasciando spazio di intervento solo il Senatur. L’ordine degli interventi va per importanza crescente all’interno del movimento leghista fino a culminare con il discorso finale del leader; far parlare gli altri come infine si è deciso, in primis il bustocco Reguzzoni e i varesini Giorgetti e Maroni, significa dare indicazioni sul tema arroventato della successione si Bossi alla guida del Carroccio. Intanto è stato confermato dallo stesso Maroni non più tardi dell’altro ieri che la 21esima Pontida nella storia «influirà sulla scena politica».
I varesini non credono però nella spaccatura con il Pdl. «Mi aspetto che vengano dettate le linee guida», afferma il segretario provinciale Stefano Candiani, «ma penso più ad un ultimatum». Che ci sia bisogno di aria nuova infatto è cosa chiara anche ai leghisti. «Mi aspetto la stessa cosa che si aspettano tutti i militanti – chiarisce Candiani – che si dia un colpo di reni. Ci vuole una presa di coscienza e un’indicazione chiara che così non si va avanti».
Il pullman del Capoluogo è in partenza da piazzale Kennedy alle 8,30 di stamattina, mentre i varesini che in un modo o nell’altro confluiranno nei 90 mila del raduno sono almeno trecento tra militanti, sostenitori e simpatizzanti. Tra loro anche i leghisti della prima ora presenti fin dall’esordio della manifestazione. «La prima volta è stato nel ‘90 – dice l’assessore leghista Fabio Binelli – è stata la prima “vera” Pontida, intesa come manifestazione della Lega». Per la precisione, all’epoca si trattava della Lega Lombarda. «Ero lì come consigliere comunale – racconta – Tutti gli amministratori eletti venivano chiamati sotto il palco a replicare una sorta di giuramento di Pontida. Già allora era un evento che disturbava perché a metà tra una festa popolare e un incontro politico importante. A quel giuramento crediamo ancora adesso, se no non staremmo là a perdere tempo». Anche il neo assessore Sergio Ghiringelli era presente: «A Pontida ci sono le nostre radici e da lì prendiamo spunto per quello che facciamo. Possono dire quello che vogliono ma non siamo un partito di plastica come gli altri, nel fare politica il leghista vero ci butta il cuore e le sue tradizioni». «Pontida è Pontida e un leghista vero cascasse il mondo non rinuncerebbe», afferma Massimo Realini, consigliere comunale che sul pratone c’era già 21 anni fa. Prima volta invece per il collega in Consiglio Ermanno Niada: «Più che curiosità direi entusiasmo».
Francesca Manfredi
e.marletta
© riproduzione riservata













