GUBBIO Sapete cosa avremmo scritto e pensato se invece del Varese di Carbone questo 0-0 lo avesse portato a casa quello di Sannino (tra l’altro non è molto diverso da tanti degli 11 pareggi su 13 giornate dello scorso girone di ritorno)? Che è un punto pesante per come è stato voluto e preso: in scioltezza, con autorevolezza.
Ed è pesante perché contiene meno incertezze che certezze (la difesa bunker, la leadership crescente di Terlizzi, la maturità di Carbone). Perché tra una squadra che non vince una partita in serie B da 63 anni e un’altra che lo ha fatto sette giorni prima, il rischio di andare a sbattere è tutto sulle spalle della seconda: il Gubbio doveva giocare la gara della vita, il Varese l’aveva appena giocata ed era arduo concedere il bis.
Abbiamo rivisto per un tempo il bel gioco di Bari ma, contemporaneamente, la leggerezza in zona gol: il calcio non è fatto solo di passaggi, corse, sovrapposizioni e pressing. Davanti alla porta non la butterai mai dentro se non ci provi. Per favore Cellini, ma per favore lo diciamo anche a Zecchin, Carrozza e Martinetti che è sembrato subito adeguarsi all’andazzo: tirate, tirate e tirate. Alle stelle, piuttosto, ma non fermatevi mai più alla
riga bianca dell’area di rigore. Siete forti, siete uomini veri, siete in una squadra che non retrocederà mai perché ha tirato fuori il carattere quando è stata ferita: quindi, chiudetevi gli occhi quando vedete quella linea, mirate la porta invece di un comodo passaggio di troppo ai compagni. Se sbagliate, vi scuseranno perché si vede che vi vogliono bene. E vi scuseremo anche noi perché ci avrete fatto provare quel brivido che ieri è mancato.
Abbiamo rivisto, e questo vale più del bel gioco e persino di un attacco piuma, l’identità e lo spirito di gruppo forgiati dai lividi post Livorno (se non vai a sbattere, quando stai crescendo, non impari nulla). Da questo punto di vista, cioè della passione gettata nella mischia, ma anche dal governo della partita o, ancor più, dall’autostima collettiva i biancorossi ci sono piaciuti.
Tra la vittoria della Reggina a Gubbio e questo pareggio del Varese ci sono due differenze: i calabresi hanno giocato peggio ma alla prima mezza occasione hanno castigato. Però l’organizzazione, la consapevolezza e l’anima di Neto Pereira e compagni non sono state da meno rispetto a quelle di Bonazzoli o Campagnacci.
La bandiera al vento (lo scheletro e il telaio da cui è forgiata) c’è: dobbiamo solo imparare ad agitarla un po’ meglio, forse basterebbe amarla più di quello che riusciamo a fare. Manca solo un ultimo tocco di colore (calore) per sentire ancora il rumore. Quello del gol. Come ci manca, e come vogliamo, il boato di una grande notte a Masnago. Un anno fa accadde col Novara, e fu la svolta. Venerdì c’è il Sassuolo e sembra messo lì apposta dal calendario.
Andrea Confalonieri
s.affolti
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