Dal tribunale al presepe Ecco i capolavori di Ruccia

BUSTO ARSIZIO Giá presidente del Tribunale di Busto Arsizio, Giovanni Ruccia é appassionato di poesia, di pittura e di presepi. Collezionista della rappresentazione della Sacra famiglia, di statuine ne ha centinaia, di tutte le dimensioni, alcune sono pezzi unici, come quelle dello scultore Giuseppe Massarelli, conterraneo dello stesso Ruccia. Tre presepi sono completi (e per tali s’intendono anche gruppi di 70 elementi), altri hanno figure ripetute, e poi ci sono quelli piú piccoli.Il numero uno, di origini bergamasche, composto da statue di gesso, era in realtá di sua moglie: da quando si sono sposati é lui a montarlo. Gli altri provengono da varie parti d’Italia, ad esempio da San Gregorio Armeno, e anche dall’Africa. Un presepe particolarissimo é quello dei fischietti. Si tratta di statuine antropomorfe, che rappresentano figure laiche della vita civile (non poteva mancare il giudice) con incorporato un fischietto, secondo una tradizione pugliese che risale a epoche remote. «L’origine si pensa sia nell’Egitto dei faraoni», spiega Ruccia.La sua é una passione che nasce da lontano e affonda le radici nell’infanzia che ha vissuto a Modugno, in Puglia.«Porto a livello inconscio – dichiara – le immagini della mia

infanzia e del Natale che vivevo allora, in cui si univano interessi religiosi, popolari, edonistici e anche mangerecci. Ricordo che si andava da amici e i presepi erano accompagnati da tarallini e ceci. Di queste realtá desidero riappropriarmi». Un ricordo del passato, quello di Ruccia, che non rimane immobile, ma si proietta nel futuro. «I presepi mi danno energia – dice – sono uno stimolo per andare avanti: vivere solo nel passato non ha senso».Tanto grande é la passione per il presepe, quanto invece non lo é quella per l’albero di Natale. «Il presepe mantiene i piedi per terra – afferma Ruccia – mentre l’albero é innominato. Il primo rispecchia una realtá vissuta, é in continua espansione, riflette la civilitá, le abitudini e anche se stessi, dá l’idea della continuitá, mai monotona, della vita, con il suo essere fatto e disfatto ogni anno, mentre i confini materiali dell’albero sono molto piú circoscritti».Presto insegnerá anche al nipotino, che ha solo due anni (e che per ora deve stare lontano dalle statuine), a realizzare i presepi. «Spero – si augura il nonno – che non considererá solo l’aspetto edonistico del Natale». Mariagiulia Porrello

e.romano

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