VARESE Fuga all’estero per salvare i quattrini. Legalmente. È la scelta che stanno facendo sempre più varesini di fronte all’Italia che barcolla, pur consapevoli che spenderanno di più.
Un po’ per il terrore del tracollo finanziario e un po’ per l’instabilità a livello politico e governativo, mettere al sicuro i propri risparmi al di fuori dei confini nazionali sembra la decisione più saggia per tutelarsi almeno in parte dal rischio di bancarotta.
Qualcuno intanto si sta dando da fare per dare risposta alle nuove esigenze dei risparmiatori al tempo della crisi più nera. Paolo Barrai, milanese ed esperto di finanza, ha cominciato con un blog. Si chiama “Mercato libero”, ed è cresciuto fino a proporre ai lettori l’apertura di un conto in Svizzera.
In un anno ha supportato un centinaio di persone che l’hanno fatto, e solo negli ultimi due mesi ha portato a visitare una banca svizzera un’altra cinquantina di persone. Tutto è assolutamente regolare. «Certo che è lecito aprire un conto in Svizzera o acquistare una casa all’estero – conferma Vincenzo Barrai, papà e collaboratore – è chiaro che tutto poi va tassato in Italia».
L’obiettivo ovviamente non è l’evasione delle tasse. L’intento di chi si rivolge a loro non è andare in cerca di qualche escamotage per spendere meno. Anzi. Avere un conto in Svizzera di norma costa anche di più. «La differenza tra tenere i propri soldi in Italia o all’estero sta solo nella sicurezza. L’Italia non è un paese sicuro, la Svizzera lo è di più». Non solo
la Svizzera, tra l’altro. L’hanno scelta perché vicina all’Italia e nota per essere il paese delle banche. «Un anno e mezzo fa mio figlio ha preso contatti con una banca e ha ottenuto condizioni agevolate. Chi si rivolge a noi viene accompagnato alla filiale di Lugano, conoscono la proposta, poi tornano a casa e decidono. Il trasferimento dei soldi avviene con un normale bonifico bancario».
A farlo non sono di norma i frontalieri, che per forza di cose hanno già un conto oltre confine, ma gente da tutta Italia che legge il blog. «Abbiamo avuto clienti di Bari e di Ancona ad esempio», racconta, «conviene dai 100mila euro in su, altrimenti non ha senso, e si può decidere che valuta acquistare. Per chi ha grossi capitali conviene diversificare».
Intanto c’è ancora chi tenta la strada dell’esportazione illegale. È notizia di ieri la nuova stima della guardia di finanza che parla di 11 miliardi in nero finiti all’estero tra ottobre e novembre. Tra l’altro, sono rispuntate le vecchie tecniche di passare il confine con la ventiquattr’ore piena di banconote.
All’Agenzia delle Dogane di Varese il fenomeno ancora non risulta, anche perché pare che il valico più gettonato dagli evasori non è tanto quello varesino del Gaggiolo, quanto quello comasco di Ponte Chiasso. Di certo anche loro hanno alzato parecchio la soglia dei controlli, esattamente coma la guardia di finanza.
«Non c’è stato un incremento del fenomeno nelle ultime settimane – spiega il colonnello Antonio Marelli, comandante provinciale della Guardia di Finanza – ma un trend di costante aumento dall’inizio dell’anno sia ai valichi doganali che a Malpensa».
Cifre più consistenti in dogana, cifre anche più piccole a Malpensa. In tutto, hanno fermato un centinaio di persone che in un modo o nell’altro portavano soldi all’estero. Le tecniche sono le più varie, dalla valigetta al vano creato ad hoc nell’auto, ma a colpire il comandante sono stati soprattutto i doppi fondi degli scatoloni riempiti poi della merce più varia.
Francesca Manfredi
j.bianchi
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