VARESE Il Varese torna al De Filippi. Ieri, in occasione dell’apertura dell’anno accademico, il club e lo storico collegio sul colle dei Miogni hanno ufficializzato la convenzione che permetterà a trenta giovani atleti biancorossi di alloggiare nella struttura che ospitò sportivi del basket e del calcio negli anni del cumenda Giovanni Borghi. Gente che poi, vedi Marini e Gentile (per restare alla pedata cittadina), sarebbe diventata campione del mondo. Il binomio è presto spiegato dalle parole di Giorgio Scapini, responsabile del settore giovanile biancorosso: «Una scelta imprescindibile – ha detto ieri -, e un privilegio per tutti i nostri giovani. Vogliamo far crescere i ragazzi con determinati valori e tutti i risultati che arrivano sono da condividere con tutte le componenti che aiutano a migliorare la formazione di ciascun giovane».Lo sa bene Ernestino Ramella, il testina d’oro biancorosso, mitica punta del Varese fine anni ’70. Al De Filippi è arrivato quattordicenne e n’è uscito cinque anni dopo, «ma sarei rimasto», precisa. All’epoca del Varese targato Borghi, il collegio era tappa obbligata: sotto l’occhio di don Tarcisio Pigionatti – il fondatore del collegio -, tra scherzi, amicizie e tanti sacrifici, era un modo sano per diventare grandi. «Don Pigionatti – ricorda Ramella – lo raccomandava sempre nella predica della messa alle sette meno un quarto (sì, ci venivano a svegliare all’alba per pregare): non fate come l’Ernestino! Io ero un bel po’ discolo: una volta ho pure bruciato i registri buttandoli nella
canna fumaria. Sapete, non è che fossi uno studioso e quelle carte erano piene di votacci. Quei registri saranno ancora lì». Scuola, sì, ma come si diceva anche preghiere fisse (il collegio è di stampo cattolico). E pure un’aria da caserma. «Ricordo ancora la trafila delle camere – prosegue Ramella -: arrivavi e ti toccava la camerata in villa senza bagno interno da quattro o cinque posti letto; poi passavi alla doppia (io dormivo con Gentile); alla fine entravi nell’agognata singola o nella doppia con bagno. Era un percorso obbligato. Bei tempi: ora della fine avevo anche le chiavi della dispensa e non nascondo che di notte ne approfittavamo: eravamo affamati per davvero».C’era pure da faticare. «Non era una vita agiata – ricorda Ramella -: orari difficili, preghiere ad ore impossibili, scuola al mattino, pallone al pomeriggio. D’inverno, tornavamo da Giubiano con dei borsoni pieni di tute infangate: le lavavamo noi sotto la doccia e le asciugavamo con la sabbia; avevamo solo una tuta ciascuno e serviva pulita e asciutta per il giorno dopo. Una cosa che fa ridere se la racconti adesso».Come fanno sorridere certe trovate notturne. «Quando ero in camera con Arrighi – racconta Ramella – avevamo creato un piccolo zoo con canarini e roditori vari. Una notte i criceti partorirono i piccoli e il mattino dopo io e Arrighi ci svegliammo con tutte queste bestioline sparse per la camera. Bello che il Varese abbia deciso di tornare lassù».
Luca Ielmini
a.confalonieri
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