VARESE C’è un settore, quello dell’equitazione, che in provincia di Varese conta centinaia tra aziende e operatori, vanta una tradizione ultra decennale e annovera un medagliere sportivo di tutta eccellenza. È un settore che, negli anni, ha sempre mosso l’economia ma che oggi trema. Due i fattori che creano preoccupazione tra gli addetti ai lavori: il “redditometro” e l’Imu.«Le scommesse soffrono, l’ippica è in difficoltà, ci sono proprietari che hanno lasciato le scuderie e gli allevamenti risentono della crisi» sintetizza il presidente della Coldiretti, Fernando Fiori. Su queste basi, non più solide come un tempo, si poggeranno o si sono già poggiate le conseguenze dell’Imu e dell’inserimento del cavallo nel cosiddetto redditometro, ovvero nell’elenco delle voci di spesa in base alle quali l’Agenzia delle Entrate riesce a “pesare” la capacità contributiva degli italiani. «Considerare il cavallo un indicatore di reddito significa uccidere questo settore» dice Alessandro Centinaio, presidente dell’Associazione progetto veterinario, punto di riferimento del settore in provincia e non solo. Il rischio è quello di disincentivare il possesso del cavallo, incoraggiadone l’abbattimento o lo scivolamento nell’illegalità, anche sportiva.Conferma il senatore varesino del Pdl, Antonio Tomassini, presidente della Commissione Sanità di Palazzo Madama e dell’associazione parlamentare “Amici del Cavallo e dell’Ippica”: «Ci siamo già scagliati contro questa interpretazione del redditometro e siamo riusciti ad avere una commissione ad hoc». Tra i componenti, il varesino Ferruccio Badi ed Eleonora Di Giuseppe. Il lavoro della commissione, riferisce Tomassini, ha ridefinito i parametri del redditometro, distinguendo tra cavalli d’affezione (esclusi) e sportivi. Lo stesso senatore è intervenuto sul tema mercoledì in aula. Tutto risolto? Non proprio perché, pur essendo arrivati a distinguere i cavalli in base all’uso e al valore (l’assunto è che, i cavalli di affezione, costano meno di un’auto o di una bici e il loro mantenimento costa
più o meno come una giornata sugli sci) resta un fatto: non tutte le competizioni sportive sono uguali. Nelle scuderie della Provincia, infatti, ci sono molti cavalli che partecipano a gare, ma spesso si tratta di piccoli tornei domenicali con montepremi altrettanto risibili: «Inoltre, ci sono proprietari che, pur non avendo redditi elevati, fanno sacrifici economici per mantenere i propri cavalli, e non è giusto che vengano penalizzati per il solo fatto di partecipare a qualche gara» dice Ilaria Dettoni, presidente associazione sportiva dilettantistica San Gallo e dell’associazione “Il Cavallo la Brughiera” di Casorate Sempione. È lei a ricordare l’impegno profuso a tal proposito dal presidente lombardo della Fise (Federazione italiana sport equestri), Uberto Lupinetti.Ma, nonostante gli sforzi fatti, resta un altro risvolto preoccupante: «Se qualcuno decide di non voler “mostrare” un cavallo, può anche decidere di farlo sparire e, a questo, nessuno ha pensato» continua il senatore Tomassini, che pone un principio fermo: «Nessuno di noi vuole difendere l’evasione ma è necessario che passi il principio della tutela dell’animale». Dalla macellazione o dal sottobosco delle competizioni clandestine. La tutela della vita e il rispetto del destino cui va incontro il cavallo sono valori per i quali si batte il senatore.Il capitolo redditometro non è peraltro l’unico a pesare sul settore equitazione. L’altro fronte caldo è quello dell’Imu: «Lo dovranno pagare anche gli allevatori di cavalli che, nella nostra provincia, sono una risorsa importante» sottolinea Fiori che, con la sua associazione, combatte contro il principio di applicazione dell’imposta sui «mezzi di lavoro». Anche perché «i metri quadri in agricoltura sono pazzeschi e, di conseguenza, lo saranno i costi». Ai Comuni viene chiesto di contenere le aliquote, ma la situazione rimane critica: «Qualche azienda sta chiudendo e temo che le conseguenze peggiori le avvertiremo il prossimo anno».
s.bartolini
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