La maialina Minnie resta sola E la adotta la mamma capra

VARESE Si chiama Minnie e potrebbe essere la versione “made in Calcinate” di Babe, il maialino che ha commosso l’Australia nel 1995. Destinata a morire perché la sua mamma non aveva latte, la maialina è arrivata pelle e ossa nelle braccia di Sabrina Spada, la proprietaria della fattoria Valle Luna. Il musino rosa e il corpicino lungo solo 20 centimetri l’hanno conquistata, da qui la decisione di provare ad allattarla con il biberon. «Le ho dato il latte di capra che è il più indicato in questi casi – racconta Sabrina – All’inizio era talmente piccola che non succhiava, poi piano piano ha imparato. Giorno dopo giorno diventava sempre più paffuta. In meno di un mese è passata dal pesare un chilo e tre etti a dieci chili». I pregiudizi dicono che i maiali siano buoni solo per fare i prosciutti, invece la maialina si è subito abituata alla casa della proprietaria come un normale animale domestico. «Si contendeva le mie attenzioni con i cani, con i quali ha iniziato subito a giocare, come se fossero della sua stessa specie – continua Sabrina – Certo, al posto di abbaiare faceva il suo grugnito». La maialina ha avuto subito chiaro il proprio nome, che in un primo tempo era Topolina e che poi è diventato Minnie. Crescendo è aumentato anche il suo appetito. Chiedeva di mangiare continuamente, distogliendo la proprietaria dall’attività del negozio. «Lì ho capito cosa significa “mangiare come un maiale” – scherza Spada – Per

dare davvero un senso a quell’espressione bisogna vedere la maialina succhiare il latte con ingordigia. Solo quando è piana zeppa si ferma e si addormenta al sole, mettendo in mostra il suo pancione pieno. Quando è sazia non la sveglia nulla, neppure le cannonate». Come fare dunque a conciliare l’impegnativo svezzamento della maialina con la vita di tutti i giorni? «Il primo passo è stato mettere Minnie all’aperto, in un recinto, sotto una lampada riscaldante – continua la proprietaria – Ma lì non ci voleva stare e faceva il suo verso di richiamo continuamente. Una cosa fastidiosissima».È stato dunque il figlio Stefano ad avere un’idea: «Mettiamola nel recinto con le capre, magari riesce a fingersi capretto e a nutrirsi a volontà». Detto fatto, non appena Minnie ha visto le mammelle della capra ha colto l’invito e si è attaccata a quelle, succhiando con naturalezza. «In quel momento mi sono detta, abbiamo risolto il problema delle “poppate”» afferma Sabrina. Le capre però non sono proprio convinte: alcune fanno finta di niente, altre si oppongono al fatto che del loro latte approfitti un maialino e lo rincorrono arrabbiate. Anche i capretti non sono d’accordo e si attaccano con prepotenza alle mammelle delle madri, scacciando la maialina con i cornini. Quando cala la sera, però, si addormentano tutti insieme, maialina e capretti, come se fossero fratelli. La simpatia di Minnie le è valsa la vita: non finirà in tavola, ma rimarrà per sempre nella fattoria, come fattrice. Adriana Morlacchi

s.bartolini

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