La Lega gela le alleanze a Varese Resta il «trucco» delle liste civiche

VARESE A Varese viene sancito il definitivo divorzio tra Lega e Pdl. «Le porte sono chiuse» è il commento secco di Maurilio Canton, segretario provinciale della Lega Nord, che segue la linea dettata da Umberto Bossi. Proprio ieri, nel giorno in cui, il segretario nazionale del Pdl Angelino Alfano invitava il Carroccio a tornare sui propri passi e ad allearsi alle amministrative, «per non andare da soli e perdere divisi», i lumbard hanno colto l’occasione per dare l’ennesimo addio agli alleati. Lo stesso Bossi, presente al congresso nazionale del Piemonte, ha ribadito come, alle prossime elezioni amministrative, «è meglio soli che male accompagnati». Da Collegno, in provincia di Torino, il Senatùr ha ribadito la sua linea, quella voluta da tutti i leghisti, e ha indirizzato a Silvio Berlusconi parole al veleno: «Mi fa pena: va a votare il contrario di quello che faceva. Per questo non è possibile fare un accordo». E ha chiuso:«La Padania si farà, costi quello che costi». Sempre ieri ricorrevano gli otto anni dalla notte che cambiò la storia della Lega, quella in cui Bossi ebbe il malore. Una data triste che però, a quanto pare, non ha tolto al Senatùr la sua forza e la sua determinazione. Che, a livello locale, viene ripresa dal segretario Canton. «Le porte sono chiuse per una serie di ragioni – sottolinea – Ma ce n’è una che è fondamentale: chi sta a Roma e sostiene un governo che depreda le nostre popolazioni, non può

certo venire qui e chiederci di andare con loro».Semplice e conciso. Tuttavia un incontro tra i due ex alleati ci sarà, probabilmente già questo giovedì, quando Canton incontrerà la neocoordinatrice provinciale pidiellina Lara Comi. «L’ho contattata per farle gli auguri dopo le elezioni – riferisce il lumbard – e abbiamo deciso di fare un incontro. Ma non si tratterà di amministrative o di possibili alleanze». La conferma arriva anche da Comi.  «Mi ero incontrata nei giorni scorsi anche con Roberto Maroni – racconta l’eurodeputata e numero uno in provincia – e anche lui aveva ribadito come la loro linea fosse quella di andare da soli. Noi restiamo aperti, visto che c’è tempo fino al 4 aprile, ma francamente credo che andremo divisi. Perlomeno nei Comuni sopra i quindicimila abitanti. Quindi, Tradate e Cassano Magnago».Diversa la questione invece per i piccoli Ccomuni, dove i candidati sindaci devono essere supportati solo da una lista e quindi, in caso di coalizioni, i partiti rinunciano al proprio simbolo e si sciolgono in una lista civica. «Per le piccole realtà il ragionamento è aperto ed è possibile che si riesca a raggiungere un’intesa, dal momento che non si presentano i simboli e quindi si può andare a valutare caso per caso».Insomma, se la partita a quanto pare è chiusa su Tradate e Cassano Magnago, e ognuno correrà con il proprio candidato, negli altri otto Comuni, nascosti da una lista civica, leghisti e pidiellini potrebbero tornare a flirtare. Marco Tavazzi

s.bartolini

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