Parlare con zio Tano è come quelle serate tra amici in cui un discorso tira l’altro e alla fine magari ti sfugge il punto di partenza. Gaetano Auteri, professione allenatore, sulla prima pagina del curriculum ha scritto a caratteri cubitali Varese.
Son passati trent’anni.
Arrivai nell’81 e rimasi tre stagioni, un periodo stupendo e formativo. Segnai al debutto in serie B, contro la Cremonese, sotto la curva nord: cross di Mastalli, capocciata, portiere preso in controtempo. Corsi per il campo senza capire più nulla.
Tre anni con Fascetti, poi nell’84 passò al Genoa.
E non ho più ritrovato i biancorossi. Io rimasi a giocare a certi livelli, mentre il Varese sprofondò. L’ho sempre seguito con affetto, ma non pensavo che ci volesse tutto questo tempo perché tornasse al suo posto.
Sabato l’incrocio: emozioni?
In questi giorni di vigilia sì: Varese è un caposaldo della mia storia di uomo e di calciatore. Sabato no: lavoro per la Nocerina, devo farla diventare una partita come le altre. In questi anni ho affrontato spesso le mie ex squadre: fa parte del mestiere.
Magari, a campi invertiti, la vivrebbe diversamente.
Molto probabile. Ne riparliamo tra… un girone.
Conserva contatti in città?
Sento spesso, e ogni tanto li incontro in campo, Braghin, Scaglia, Cerantola, Rampulla. A Varese più nessuno, è passato troppo tempo. Ma saluto tutti con un abbraccio.
Il fatto è che la deve pure vincere, questa partita.
Eh sì: abbiamo bisogno di fare punti, specialmente in casa, dove abbiamo vinto una volta sola.
Dicono: la Nocerina gioca bene, ma…
Il “ma” ci sta tutto, ed è presto spiegato: pochissimi giocatori avevano già fatto la B. Siamo inesperti, paghiamo a carissimo prezzo errori veniali, costruiamo e distruggiamo.
Subite molto in rimonta e in contropiede.
Non è questione di disequilibrio tattico, bensì di struttura mentale, di ingenuità. Siamo penultimi, però la stagione è lunghissima e la classifica cortissima. Ci sentiamo tranquilli: a patto, però, di sbagliare sempre meno. Belli lo siamo, cinici dobbiamo diventarlo.
Un aggettivo per definire la sua Nocerina.
Preferisco un verbo: dilapidare. Noi lo facciamo in maniera eclatante. Ecco, siamo eclatanti: nel bene e nel male. Chieda a chi ci ha visto: la sfido a trovare uno che non si sia divertito.
Magari qualche tifoso…
Beh, c’è una minoranza che rumoreggia, come se i fenomeni che l’anno scorso hanno vinto la Lega Pro fossero diventati brocchi. Noi siamo gli stessi, è cambiato il campionato.
Lei ha fatto tanta gavetta in panchina, scalando tutte le categorie: D, C2, C1, adesso B. Come l’ha trovata?
Per ora non molto diversa dall’alta Lega Pro. Sarà che non è ancora uscita la qualità dei singoli e delle big.
Il Varese?
Mi piace: secondo me tecnicamente ha addirittura qualcosa in più dell’anno scorso. E si vede la mano di Maran.
Chi gli toglierebbe sabato?
Tra i tanti, Carrozza e Martinetti.
Sarà una bella partita?
A me basterebbe vincerla…
Due anni fa, col Varese in Prima divisione e lei a Catanzaro in C2, ci disse: voi cominciate a salire, io con calma vi raggiungo. Fatto. Prossimo passo: venire qui a lavorare, un giorno.
Ho l’etichetta di allenatore del sud perché ho sempre lavorato a queste latitudini. Ma è un caso: mi piacerebbe provare al nord, prima o poi. Quanto al Varese… amo la città e mi piace la società: mai dire mai.
Stefano Affolti
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