Roma, 18 ago. (TMNews) – Mille neonati a rischio tubercolosi. L’allarme è scattato al policlinico Agostino Gemelli di Roma, dopo che un’infermiera del reparto di neonatologia ha scoperto di essersi ammalata. Per la donna, sospesa dal servizio a scopo precauzionale, è stata adottata una profilassi antitubercolotica standard. Ma la preoccupazione maggiore è ora per i piccoli nati nell’ospedale romano tra i primi di marzo e la metà di luglio.
L’assessorato alla Salute della Regione Lazio ha immediatamente attivato tutti i protocolli operativi di prevenzione sui soggetti esposti, come previsto dal dispensario funzionale per la Tbc del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica della Asl Roma E.
E’ stato così attivato un ambulatorio dedicato. “In base alle indicazioni dei tecnici epidemiologi – si legge nella nota diffusa nella tarda serata di ieri dagli uffici del commissario ad acta per la sanità della Regione Lazio nonché governatrice, Renata Polverini – a scopo preventivo, circa mille bambini saranno invitati a sottoporsi al protocollo di prevenzione”. I controlli sui neonati sono cominciati questa mattina.
La tubercolosi è una malattia contagiosa che uccide ancora oggi. E in Italia persiste, anche se in modo contenuto: i casi ufficiali sono circa 5mila (7,5 ogni 100 mila abitanti), ma sono sotto-notificati, tanto che gli esperti parlano di almeno 7.800 casi l’anno, di cui il 50 per cento in persone extracomunitarie che provengono perlopiù da Est Europa e Nord Africa, aree in cui la malattia è endemica.
Il contagio avviene per via respiratoria, tramite saliva, starnuto o colpo di tosse. Per trasmettere l’infezione bastano pochissimi bacilli anche se non necessariamente tutte le persone contagiate dai batteri della Tb si ammalano subito.
Rln
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