Busto, le estorsioni di Zu Pippo «Se non pagavo, giù botte»

BUSTO ARSIZIO «Ho pagato quasi ogni mese, dal 2007 al 2010». Sul banco dei testimoni una vittima d’estorsione: un paravento lo cela alla vista dell’imputato, chiuso nella cella dell’aula “Falcone e Borsellino” di Busto. Imputato notissimo: Giuseppe Drago, per tutti Zu Pippo, raggiunto qualche giorno fa da una nuova ordinanza per estorsione e usura ai danni di un imprenditore di Angera.

Ad accusarlo il pubblico ministero Raffaella Zappatini, lo stesso magistrato che ha chiesto per lui la misura eseguita settimana scorsa dai carabinieri di Novara, e che fu titolare dell’indagine Drago (dal cognome del principale indagato) chiusa con l’arresto di Zu Pippo nel settembre 2010. All’epoca Zappatini era alla procura di Varese; fu trasferita a Busto e il fascicolo fu dimenticato, tanto da far scadere i termini di custodia. Tra le carte, però, venne ritrovato uno stralcio utilizzabile: un singolo episodio estorsivo con un’aggressione ai danni della vittima consumata da Drago a Busto Arsizio.

Il fascicolo è tornato dunque all’originaria titolare e, da ieri, l’intero procedimento Drago è d’interesse del tribunale bustocco, con udienze che saranno calendarizzate a breve. Si parla di una quarantina di estorsioni ai danni di esercenti e imprenditori di tutta la provincia.

La vittima della presunta estorsione ascoltata ieri, un imprenditore edile che ebbe appalti di costruzione anche a Malpensa, fu costretta a pagare mensilmente per tre anni: «Con me non si smette mai di pagare», diceva in effetti Drago intercettato al telefono. Con lui a processo anche Emanuele Fisci, accusato di concorso morale in estorsione.

Ieri il teste ha riconosciuto in Fisci, fatto alzare dal pm (non senza una vivissima opposizione dei difensori Davide Toscani e Barbara Bruno), uno dei quattro uomini che erano con Drago quella volta al bar di Busto. Quando lui non pagò (e non lo faceva da qualche mese) «e Drago mi colpì in piena faccia con un giornale all’interno del quale c’era qualcosa, forse una pietra». Un corpo contundente che lo fece sanguinare: «Uno dei quattro con Drago – ha detto il teste – non ricordo chi, mi diede un fazzoletto per pulirmi dal sangue». Secondo il racconto l’aggressione avvenne all’esterno del bar, sul retro: quelli con Drago «erano lì intorno che camminavano».

Ha poi raccontato di quella volta che andò a ritirare «un assegno da un’agenzia immobiliare per la quale avevo lavorato, in tutto 20mila euro. Drago sapeva che avrei preso l’assegno e quando uscii dall’agenzia, a Vergiate, era lì in macchina ad aspettarmi. Con Emanuele. Prelevò l’assegno direttamente».

Sul banco anche alcuni uomini della scientifica di Varese, uno dei quali ha testimoniato di aver appreso da fonte confidenziale che «l’8 marzo Drago chiese dove abitasse l’imprenditore», sottintendendo la volontà di minacciarlo per farlo desistere dal raccontare tutto in tribunale.
Si torna in aula il 13 giugno per l’esame degli imputati (difficilmente Zu Pippo accetterà) e la discussione.

Simona Carnaghi

s.affolti

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