Pro Patria, quanti dialetti scendono in campo

BUSTO ARSIZIO Che dialetto si parla sul campo della Pro Patria? Diciamo che è ben rappresentato tutto lo Stivale. Anzi anche oltre perché ci sono un paio di giocatori giovani come Vavassori e Gjoni: il primo di origini russe, il secondo albanesi. Entrambi però conoscono molto bene il significato di «ghisa» e non quello di «tovarish» (compagno), e con loro i vari Vignali, Ghidoli, Botturi e Chiodini, milanesi doc.Dalla Costa e Pantano rappresentano le estremità: il bomber è nato quasi al confine con la Francia (Pinerolo), mentre il terzino sinistro ha visto le eruzioni dell’Etna. I «birgum» sono la colonia più numerosa, con il portiere Andreoletti assieme ai difensori Bonfanti e Nossa, il cui linguaggio è molto spiccio anche coi piedi. Sanno fare la legna come costume delle loro valli.La Leonessa (Brescia) è rappresentata dal serafico Matteo Serafini, oltre a Gambaretti. Scendendo, sulla riva destra del Po s’incontra la paciosa chiacchierata di Mora (Parma) e, un centinaio di chilometri più in là, ecco Cortesi che ti offre piadina e pansott. Siamo a Ravenna, nel pieno della terra romagnola con il sole, il mare e i piaceri della tavola. E non solo.Si salta la Toscana, ma non è detto che prima

della chiusura del mercato non varchi il portone dello Speroni qualcuno che sia nato con i panni già sciacquati in Arno. Lo spezzino Bruccini respira un po’ di aria versiliese ed è goloso di «muscoli» (le tipiche cozze spezzine). Polverini e Frasca sono i rappresentanti del Lazio, cresciuti con i colori giallorossi della «maggica Roma» e, nell’angolo della bocca, il sapore familiare dei bucatini all’amatriciana, gustati magari in qualche trattoria trasteverina.Potevano mancare dei campani? Sarebbe stato come dire a Mourinho di non parlare male del Barcellona: Cozzolino è nato alle porte di Napoli, alla falde del Vesuvio, in un paese che richiama l’essenza della napoletanità: San Gennaro Vesuviano. Gli fa eco Michele Siano, nato in provincia di Salerno (Agropoli). E Caterisano reca in dote le bellezze della Calabria, in particolare dell’affascinante quanto misteriosa Sila.C’è tutta l’Italia nello spogliatoio dello Speroni. Con le sue inflessioni, i suoi colori e le sue tradizioni. Verrebbe quasi voglia di suggerire di appiccicare sulla maglia un bel «150» coi tre colori della bandiera, in omaggio all’anniversario dell’Unità, in attesa che arrivi uno sponsor. Meglio che Savino Tesoro (pugliese) versi il corposo contributo, come, pare, era stabilito negli accordi per il passaggio della proprietà.Giovanni Toia

m.lualdi

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