VARESE Viagra e altri farmaci direttamente sullo scaffale del supermercato. La liberalizzazione dei medicinali contenuta nel decreto per lo sviluppo del governo Monti, scatena le ire dell’associazione di categoria dei farmacisti. Federfarma di Varese, presieduta da Luigi Zocchi, è sul piede di guerra.
In provincia di Venezia un loro collega ha già iniziato una forma estrema di protesta, con lo sciopero della fame. A Varese, come nel resto d’Italia, i farmacisti si preparano a mobilitazioni di piazza e forse a veri e proprio scioperi.
«I problemi sono di tipo sociale ed economico – spiega Zocchi – tra i farmaci liberalizzati ci sono anche quelli con ricetta che non vengono rimborsati dalla mutua. I cosiddetti farmaci di fascia C, divisione puramente amministrativia e non basata sulla pericolosità del farmaco».
In pratica, verrebbero messi in vendita sui banconi dei supermercati, sottolinea il presidente di Federfarma, anche prodotti non proprio “leggeri”, come viagra e tranquillanti. «Certo bisognerebbe sempre mostrare la ricetta – aggiunge Zocchi – ma sicuramente ci sarebbe un filtro alla vendita minore».
C’è poi l’aspetto economico. «I margini di guadagno delle farmacie per i prodotti convenzionati sono minimi. Resistiamo con i prodotti da banco e quelli di fascia C, che verrebbero liberalizzati. In provincia, su 214 farmacie, sono un centinaio quelle cosiddette “rurali”, ovvero in paesi sotto i tremila abitanti. Non potrebbero resistere alla concorrenza». Zocchi aggiunge che l’associazione «aveva proposto un progetto di legge per una liberalizzazione pilotata, che non avrebbe avuto quesi effetti negativi. Ma il ministro del nuovo governo non vuole riceverci».
E se Federfarma non ci sta, Federconsumatori plaude al decreto Monti. «Federfarma tutela la sua categoria – dice il responsabile varesino di Federconsumatori Francesco De Lorenzo – ma i cittadini beneficeranno di questa liberalizzazione, che speriamo venga allargata anche ad altre fasce. Un risparmio, seppure contenuto, in un periodo economicamente difficile, è positivo. C’è poi da dire che non c’è il rischio di nessuna emergenza sociale, perché i supermercati che apriranno alle vendite i farmaci dovranno per forza avere un farmacista tra i dipendenti».
s.bartolini
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