VARESE Anche reati di natura fiscale tra le contestazioni che la procura di Varese muove al Gruppo Polita, un addebito che è relativo alla gestione della clinica La Quiete. E, secondo indiscrezioni, ammonterebbero a due milioni di euro i tributi Iva non versati, sui quali la magistratura sta facendo luce.
Proprio il controverso passaggio di proprietà della casa di cura, acquistata dalla famiglia Riva un anno e mezzo fa per la somma di 14 milioni di euro, al centro dell’indagine del sostituto procuratore Agostino Abate, che nella giornata di martedì ha ordinato un vero e proprio blitz in tutte le sedi del gruppo (una ventina, sparse in tutta Italia, e concentrate soprattutto a Varese, Milano e Roma), con decine e decine di agenti della Guardia di finanza (nel Varesotto ha agito il Nucleo di polizia tributaria), che hanno avuto accesso agli uffici direzionali, per una perquisizione finalizzata all’acquisizione di documentazione societaria e di flussi di danaro in entrata e in uscita. Sequestrate migliaia di pagine di documenti, ora al vaglio degli inquirenti. Non è escluso che nelle prossime ore vengano convocati in procura i fratelli Sandro e Antonello Polita, a capo della holding di famiglia. Il procuratore Maurizio Grigo lascia capire che vi è questa possibilità, «anche a garanzia degli stessi indagati» sottolinea.
Dal gruppo finora nessuna comunicazione ufficiale, anche se, fuori dai taccuini, si replica che l’addebito sull’Iva non versata sarebbe relativo alla precedente gestione. Al punto che qualcuno si lascia scappare: «Alla Quiete al più ci sentiamo parte lesa». L’inchiesta, emersa proprio in virtù dello spettacolare accesso di uomini delle
Fiamme gialle alla clinica privata, mette le mani in una vicenda già oggetto di un contenzioso di natura civile tra i Polita e la famiglia Riva: è in corso infatti un arbitrato per quel passaggio di proprietà, e in particolare per le perizie che vennero allegate per determinarne il valore.
Nel fascicolo sono contenute anche altre ipotesi di reato oltre a quelle relative alla Quiete (truffa, falso in bilancio, false comunicazioni sociali, false fatturazioni), relative all’albergo di Capolago, per reati di natura ambientale, e abuso edilizio.
Franco Tonghini
e.marletta
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