Tremonti nel mirino, lo scontro con Berlusconi diventa pubblico

Tremonti nel mirino, lo scontro con Berlusconi diventa pubblico

Roma, 8 lug. (TMNews) – C’è un fuorionda e ci sono i racconti che trapelano dal Consiglio dei ministri. Ci sono le frasi del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e c’è la nuova svolta dell’inchiesta P4. Scene di una maggioranza in cui le contraddizioni non vengono più nascoste e anzi diventano evidenti come non accadeva dai tempi della rottura con Gianfranco Fini. Fotogrammi di una giornata che ieri hanno un filo comune: Giulio

Tremonti. Il video che mostra il ministro dell’Economia che dà del “cretino” a Renato Brunetta durante la conferenza stampa di presentazione della manovra, si era conquistata l’apertura del sito di Repubblica.it prima che cominciasse il Consiglio dei ministri, mentre già i nervi erano tesi e in una concitata riunione si cercava una difficile intesa sul rifinanziamento delle missioni. La stessa intesa su cui, peraltro, poco più tardi è piombato il gelo del Quirinale.

E’ stato lo stesso ministro della Pubblica amministrazione – viene riferito – ad aprire pubblicamente le danze delle recriminazioni. “Io – avrebbe detto Brunetta – non ci sto a passare da cretino. Tu la devi smettere di trattarci così”. Il primo di una serie di interventi sullo stesso tono. Come se il fuorionda avesse autorizzato i ministri a dare la stura anche a quei pochi malumori verso il ministro che finora erano rimasti (mal)celati. E’ Tremonti – raccontano – a stoppare a un certo punto le critiche spiegando di non aver intenzione di replicare e cercando di minimizzare l’episodio. E la questione sarà pure finita con le scuse di Giulio a Renato, come riferisce quest’ultimo, ma pochi ministri sono usciti dalla riunione con la sensazione di ‘pace e amore’.

Berlusconi – riferiscono – si è ben guardato dall’intervenire. Ma alla presentazione del libro di Domenico Scilipoti il premier ha parlato dando la sua versione del giallo del comma 23 inserito e poi ritirato dalla manovra, quella norma cosiddetta salva-Finivest di cui tutti hanno rinnegato la paternità e sulla quale in conferenza stampa lo stesso Tremonti rimandava a chiarimenti di palazzo Chigi. Quello che il Cavaliere dice è che quella norma non solo non l’ha scritta lui ma anche che tutti ne erano a conoscenza. E lo sapeva di certo – spiega il

premier – il ministro dell’Economia che “non ha ritenuto di portarla al voto, essendo sicuro che tutti i componenti della coalizione fossero d’accordo”. Così come – afferma sempre il Cavaliere – ne era a conoscenza Calderoli al punto di aver sostenuto che lui l’avrebbe scritta molto meglio. Il ministro della Semplificazione nega, ma soprattutto è Umberto Bossi a negare che Tremonti sapesse. Insomma, il gioco dello scaricabarile continua e non fa altro che appesantire una situazione che, nella maggioranza, al di là delle professioni di coesione del premier, appare sempre più in bilico.

bac

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