VARESE A -1 dal Padova: non importa che debba recuperare una gara ma importa che dopo il mercato estivo a quest’ora avremmo dovuto essere a -10. Un 1-0 prima dominato e poi sofferto lascia accesa la miccia più di quanto avrebbe fatto un 3-0 fors’anche meritato.
A noi piace così: primo tempo da Brasile, secondo da Germania. L’attacco totale, tre gol sfiorati, i numeri di Rivas e Neto (davanti, adesso, è un’altra musica). Poi è difesa, controllo e testa: quarta partita siberiana, su una steppa dura come il granito, in quattordici giorni e sabato vai a Sassuolo per riaprire la storia e la promozione diretta in A. Cosa doveva fare, di più o di meglio, il Varese?
A noi piace così: sopra la spianata, sulla pista d’atletica ci sono due muri di neve e tutto il pubblico è stretto tra distinti e tribuna: scenario d’altri tempi, coltellate polari che scendono dal Campo dei Fiori, gambe come pezzi di legno mosse solo dal cuore, eppure per quarantacinque minuti capiamo cosa succederà al disgelo primaverile, giocando all’ennesima potenza su terreni dolci come praterie.
A noi piace così: fuori Rivas, il migliore in campo, dentro Nadarevic. In quel momento Maran spiega a tutti una cosa: lo spirito che muove tutto c’era anche prima del mercato, c’è sempre stato. Il Varese arriva da lontano e dalla serie D, come Nada. Il Varese nasce dalle sue radici, come De Luca che infatti entra dopo Nada. Granoche, Rivas, Plasmati e Albertazzi sono il di più ma, per loro e per chiunque, il di più siamo noi (noi ambiente, noi tremila pinguini): c’eravamo, ci siamo, ci saremo. Dietro, ma in realtà davanti, ci sono Nada e De Luca: l’origine, la frontiera, l’anima profonda, l’identità che contagia.
A noi piace così perché oggi siamo a sei punti dal giocare in serie B anche l’anno prossimo: male che vada, saremo ancora qui.
A noi piace così perché se in casa non vincevi da 105 giorni e adesso ce la fai, significa molto: fino a due settimane fa una partita come questa l’avresti pareggiata sull’unico tiro in porta del Gubbio in 90 minuti, e invece quel tiro nemmeno c’è stato perché non glielo abbiamo concesso. Mai rischiato, sempre maturi, sempre saldi, sempre tosti. L’1-0 è il risultato migliore, perfetto per noi (ricordate cosa successe dopo il 5-1 di Grosseto o l’1-0 sulla Samp?), veri lupi quando abbiamo fame.
Perfetto perché Beppe Iachini, a nome di tanti o forse di tutti, ieri sulla Gazzetta guardava in casa d’altri – cioè nostra – dicendo: «Mi piace sottolineare che all’ultima giornata giocheremo a Varese, la nostra corsa per i playoff e la promozione si risolverà (felicemente) lì». Come se “lì” non ci fosse niente, e noi fossimo nessuno. Come se la Samp provasse piacere nel venire a Masnago per l’ultima e facile conquista. Come se non vedesse la realtà: truppe biancorosse continuano l’avanzata, dietro al generalissimo Maran. E i blucerchiati, in primavera, continueranno a non vederle quando la profezia di Iachini si sarà avverata, ma all’incontrario. E da un bel pezzo.
Andrea Confalonieri
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