VARESE Parlamentari, consiglieri regionali, assessori e auto blu: di fronte ai sacrifici chiesti dalla nuova manovra finanziaria alla maggior parte dei cittadini, costi e privilegi della politica diventano quanto mai intollerabili, tanto da scatenare proteste anche a Varese, i cui politici nazionali e regionali, (16 persone in tutto) ci costano circa 2,5 milioni di euro all’anno.
I primi a puntare il dito sono i sindacati dei pensionati, costretti a fare i conti con migliaia di pensionati più poveri in provincia per la riduzione della rivalutazione Istat per le pensioni superiori ai 2300 euro lordi: «Tagli a effetto immediato a danno di persone che già fanno fatica ad arrivare alla fine del mese nonostante abbiano lavorato 40 anni, magari su turni e con mansioni usuranti. Invece i tagli ai costi della politica ipotizzati non partiranno prima del 2013», fanno notare i segretari provinciali di Spi-Cgil e Fnp-Cisl ricordando per contro che a un qualsiasi parlamentare basta un solo giorno di lavoro in una delle due Camere per garantirsi un vitalizio di oltre 3 mila euro nette al mese versate dal 60esimo compleanno.
Alle donne che lavorano nel privato però il governo aumenta fino a 65 anni l’età pensionabile, come tra l’altro già accade nel pubblico. Nel mirino delle proteste ci sono anche i privilegi del Pirellone e la Cisl di Varese parteciperà il prossimo 14 luglio al presidio indetto a livello regionale «per sollecitare la riduzione concreta e immediata dei costi della politica lombarda e la modifica della manovra finanziaria in fatto di pensioni». «I consiglieri regionali lavorano il 90% in meno dei lavoratori lombardi ma guadagnano l’800% in più» denuncia il sindacato ricordando che tra stipendio lordo, gettoni di presenza e indennità varie gli 80 consiglieri regionali lombardi portano a casa ogni mese da un minimo di 9.831,72 euro fino a 11.498,70 euro: significa che i sei consiglieri regionali di Varese da soli costano ai contribuenti lombardi 800 mila euro all’anno.
Se poi vogliamo inserire nel conto anche i 200 mila euro scarsi guadagnati dall’assessore regionale bosino, Raffaele Cattaneo (infrastrutture e trasporti), che «arrotonda» il compenso dovutogli come membro della giunta Formigoni sedendo nel consiglio di amministrazione di Sea (azienda controllata di gestione degli aeroporti), allora il conto per i politici varesini in Regione sale a un milione di euro, centesimo più centesimo meno. Per non parlare poi di manager e dirigenti: anche qui, tra i più pagati c’è un varesino: è Carlo Lucchina, storico direttore generale della sanità lombarda che si porta a casa 186mila euro l’anno di stipendio più 53mila di premio di produzione.
Una cifra con cui riesce a superare persino il paperone dei parlamentari bosini il senatore Antonio Tomassini (236.151 euro guadagnati nel 2010) seguito dal capogruppo alla Camera della Lega Marco Reguzzoni (183.005 euro tra indennità parlamentari e reddito da imprenditore) e poi il senatore Giuseppe Leoni (175.832 euro), i ministri Roberto Maroni e Umberto Bossi (rispettivamente 170.711 euro e 167.957 euro) e infine Giancarlo Giorgetti con 164.378 euro, Fabio Rizzi 143.770 euro e i democratici Daniele Marantelli e Paolo Rossi, i più “poveri”, se così si può dire, con 120.776 per il primo, deputato, e 124.098 euro per il secondo, senatore. I politici varesini con incarichi romani ci costano in tutto 1 milione e 311 mila euro, di cui due terzi (circa un milione di euro) finisco in tasca ai colonnelli del Carroccio.
Lidia Romeo
f.tonghini
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