MILANO Alle soglie del suo 80° compleanno, Paolo Villaggio prova ad esorcizzare con la solita ironia lo spettro della morte. «Invece che essere cremato, penso alla possibilità di essere bollito – dice l’attore in un’intervista a «Marie Claire» – Mi immagino un bel pentolone in piazza del Popolo a Roma, con i fiori dentro, la preparazione, tu che arrivi e tutti che applaudono. Però devi avere il diritto a essere preservato da cose umilianti, tipo il limone o la carota. La carota può suscitare ilarità!».
L’attore parla anche dei possibili luoghi per il suo funerale: «Dopo quello di Sordi, a Roma non se ne può più. Anche a Genova, dopo quelli di De André, non c’è più storia – continua Villaggio – Vanno pianificati per benino o è meglio scomparire completamente senza darne notizia. Però, mi dispiacerebbe perdere l’opportunità di scrivere io il mio coccodrillo per “La Repubblica” o il “Corriere”».
Il discorso si sposta poi su religione e tv. «Dio e l’aldilà sono tra le invenzioni più pericolose della storia del pianeta, oltre alla monogamia. La tv poi è una straordinaria dittatura – continua l’attore – Ha avuto la facoltà di abbassare il livello culturale del paese. Ne ho fatto parte, ma ho cercato di modificarla e mi sembra di esserci riuscito: la mia tv era paradossale e autocritica, adesso è ipocrita. E infatti non mi invitano più ai talk show».
a.cavalcanti
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