VARESE Non ha la solita battuta pronta il presidente del Varese Antonio Rosati che, evidentemente, non ha ancora digerito l’amara sconfitta di martedì sera con il Verona. Al patron, sempre molto presente e vicino ai biancorossi, abbiamo chiesto anche un bilancio del primo mese del campionato di serie B che, nonostante il passo falso contro i gialloblù di Andrea Mandorlini, è stato incominciato con il piede giusto dal Varese.
La squadra ha perso 3-0 ma non si è fatta mancare i pasticcini alla ripresa degli allenamenti. Pazzesco, ma solo per chi non conosce i biancorossi. «Anche questa è un’espressione genuina del Varese – dice – La squadra vuole ripartire e per farlo deve saper fare gruppo. Quel gruppo che da sempre è la nostra forza».
«Se dovessimo ricorrere noi…»
Torniamo a martedì. Il Verona si è sentito aggredito nel dopo gara, quando Mandorlini ha battibeccato con alcuni giovani tifosi e con i loro genitori. Sono arrivate anche critiche ai dirigenti del Varese che avrebbero apostrofato in malo modo il tecnico degli ospiti e alcuni giornalisti veneti.
«Non voglio commentare – è la risposta secca di Rosati – Conosco i nostri tifosi e i miei collaboratori e so quanto siano corretti. Un ragazzo ha lanciato una battuta a Mandorlini e di questo episodio tutt’altro che eclatante si è voluto fare un caso. Caso che non esiste assolutamente».
Il Verona ha però reclamato rivolgendosi alla Lega. «E questo mi ha fatto male. Sì, perché è spiacevole essere additato come presidente di una società aggressiva. Chi ci conosce sa che il Varese è sempre stato corretto e sa specialmente che la nostra piazza è tranquilla e non va mai sopra le righe. A Verona, per i playoff dell’anno scorso, non siamo stati trattati di certo con i guanti bianchi ma noi non siamo andati a lamentarci con nessuno. Alla Lega ho risposto dicendo che io sono presidente del Varese da circa 170 partite e nessuno mai ci ha imputato colpe, neppure in occasione dei derby più caldi. Solo quando incontriamo il Verona capitano queste cose che non intendo più commentare. Non ne vale la pena e, anzi, non rispondere oltre è la scelta giusta per far abbassare i toni».
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Filippo Brusa
a.confalonieri
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