Varese, la sconfitta ci può stare Ma dov’è lo spirito guerriero?

Varese – Contro il Verona si può perdere, perché è la squadra più forte del campionato. Contro il Bari si può pareggiare, perché è la squadra che oggi gioca il miglior calcio in serie B (e a Verona lo ha dimostrato dominando per lunghi tratti). Contro il Cesena si può perdere perché una papera di Bressan e l’errore dell’arbitro sull’espulsione di Martinetti possono accadere.
Ma la cosa più preoccupante, e le telecamere non mentono, è stato l’atteggiamento di quasi tutta la squadra lunedi sera al Manuzzi.

Molti (con Carrozzieri e Martinetti in prima fila) pronti a rimproverare gli altri, pochi (Zecchin, Corti, Ebagua, Nadarevic) a rimboccarsi le maniche e metterci il cuore. Cosa sta succedendo? Dove è finito lo spirito guerriero che aveva contraddistinto i Varese di Sannino e Maran capaci di rimonte impossibili e di infischiarsene dei fischi della giacchetta nera di turno?
Rosati, Montemurro, Milanese: i pasticcini del dopo Verona non sono bastati. L’anima di questa squadra deve essere ricompattata davvero per evitare che la strada intrapresa nelle ultime due partite diventi pericolosa.
Zero punti e zero gol (con quattro tiri in porta) in 180 minuti. L’assenza di un regista (Corti e Kone sono due assaltatori, nessuno dei due è un metronomo) può essere sopperita solo con la qualità di Neto unita alla forza di Ebagua davanti e la capacità degli esterni di saltare l’uomo e creare superiorità numerica.

Lunedì (tranne qualche sportellata di Giulio) non si è visto nulla di tutto ciò. Sembrava una partita dell’era Carbone: palla lunga dalla difesa (ieri Terlizzi, oggi Carrozzieri) e via, nessun lancio smarcante dalla trequarti. Dove per registrare il primo passaggio giusto si è dovuto aspettare il 63′ per l’assist di Zecchin a Martinetti (poi Belardi ha fatto il resto). Sterilità, confusione e imprecisione: esistono schemi su calcio piazzato e corner?

Dopo sette turni di campionato (un sesto del cammino) il bicchiere è pieno ben oltre la metà. Due anni fa e l’anno scorso i punti erano meno: però dagli occhi dei giocatori traspiravano maggior fiducia e minor nervosismo. E, oggettivamente, c’erano più qualità e personalità: Cacciatore, Terlizzi, Kurtic, Carrozza (e poi Rivas), De Luca. Chi è arrivato quest’anno non si è ancora espresso ai loro livelli. Qualcuno della vecchia guardia fatica a trovare la condizione giusta.

Chiare anche le colpe degli arbitri, dal mancato rigore col Bari a quello ridicolo con la Juve Stabia, dall’espulsione di Martinetti al mancato rosso per Comotto (fallaccio su Nadarevic a 20 metri dalla porta dopo essere stato già ammonito) e Belardi (30 secondi persi per ogni rinvio). Ma non diventi un alibi: è presto per fare processi, per carità, ma attenzione, i problemi (tecnici, tattici e comportamentali) ci sono e non è giusto sottovalutarli. Prima che da Neto e compagni, la palla deve essere giocata bene da Rosati, Montemurro e Milanese. E da Castori.
Roberto Prini
Caposervizio Sky Sport

p.rossetti

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