VARESE Gli occhi zampillanti di Grillo, l’eterno sogno del ragazzo di Masnago (Lepore), la fedeltà quasi religiosa di Figliomeni, il silenzioso imprimatur di Corti o Zecchin e la tenerezza di Filipe, trattato dal gruppo come un figlio. Una piccola cena di Natale spalanca gli occhi su una grande verità: nel Varese basta stare assieme per divertirsi come pazzi e iniziare a vincere. L’anima del passato non smette di fare proseliti e attecchire, come se questa casa biancorossa – al di là degli inquilini che la abitano – prendesse lustro e calore da radici insopprimibili: seminate in Eccellenza dal padre biancorosso, si tramandano e resistono a tutto.
Prendete Franco Lepore: è passato da fuori rosa alla tribuna, dalla tribuna alla panchina, dalla panchina a spezzoni di partita. Preferisce l’esempio e la fedeltà a una bandiera alla libertà e alla sicurezza del posto in campo. Rispetto a chi ha fatto carte false per andarsene, lui segue la via opposta, indicandola a tutti: quella che porta soltanto a Masnago. Non sappiamo se per la sua carriera sia la scelta vincente, ma sappiamo che è quella più luminosa per chi crede nei valori, quasi scomparsi, della maglia. Quindi la sosterremo sempre.
Prendete Giuseppe Figliomeni: è rimasto in silenzio per otto lunghissime giornate, correndo ad abbracciare dalla panchina i compagni che ogni volta giocavano al suo posto e segnavano. Ha creduto nel rispetto, nelle scelte, nel gruppo e lo ha fatto in maniera così ferrea e totale da afferrare quella maglia da titolare che in realtà ha cucita adosso ogni giorno, dal primo giorno. Dovevate vederlo alla cena degli auguri: incarnava una passione e un entusiasmo per il Varese degni di un Peo Maroso, come se gli fosse scoccata la scintilla del trascinatore.
Prendete Fabrizio Grillo e i suoi occhi pieni di fuoco e d’orgoglio per alcune bocciature di troppo in pagella.
Prendete il brasiliano Filipe Gomes: dal ventenne Damonte a papà Moreau e fratello Neto, per tutti è l’angelo dello spogliatoio da rimettere in volo. Forte perché ha saputo cadere, perché ha potuto sbagliare e, proprio per questo, si è fatto amare. Seimila spettatori e una vittoria sul Verona: il Varese di Filipe se li merita tutti.
Andrea Confalonieri
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