Non dimenticheremo mai quelle parole del Peo, sussurrate come fa il nonno col nipote che ha appena sbagliato. Il Varese andava male e sulla panchina biancorossa c’era Benny Carbone, e che fosse inadeguato lo avevano capito pure i sassi: noi lo avevamo scritto sul giornale. Il Peo ci prese da parte: «Ricordatevi – disse – che quando voi attaccate l’allenatore del Varese, non attaccate un uomo o una persona: attaccate il Varese e la sua storia. Ci vuole rispetto per chi siede su quella panchina: sempre e comunque, nonostante tutto, anche quando è difficile. Questo è il motivo per cui noi siamo diversi dagli altri».
Nel vedere le immagini di Castori aggrappato alla rete, travolto dalla gente, in un abbraccio collettivo che ci ha ripagato di tutte le delusioni, le parole del Peo ci sono tornate in mente. Ecco perché il Varese è diverso dagli altri: perché riconosce quello che è giusto e quello che è finto, perché trova la mano alla quale aggrapparsi per non affondare. È successo tutto in pochi minuti, quando ogni cosa sembrava finita: i giocatori erano già rientrati negli spogliatoi, la gente normale si era già messa in fila davanti alle uscite per tornare a casa. La gente del Varese no: doveva ancora finire la sua partita, doveva fare ancora qualcosa.
«Uno di noi, Castori uno di noi»: il primo coro parte dal cuore della curva, a scaldare i cuori bagnati e infreddoliti. «Fabrizio Castori eee, ooo»: il secondo coro è un ruggito, tutti quanti hanno capito che è arrivato il momento di riscrivere la storia di questa maledetta stagione. Anche lui lo capisce:
quell’omino che va in panchina con le scarpette da calcio e la tuta, distrutto dalla tensione di novanta minuti vissuti sull’orlo del burrone. E decide di prendersi la scena: finalmente. Eccolo, aggrappato alla rete per salutare la gente. Eccolo, finalmente consapevole del fatto che quelle sono le mani da stringere per restare in piedi.
Finché un tifoso, Stefano, decide che non può finire così: si sbraccia, prende Castori per il bavero del giaccone fradicio e lo solleva di peso. Faccia a faccia, sguardi che si sfiorano: «Mister siamo tutti con te, non te lo scordare. Ci crederemo finché si potrà: non mollare». Le urla sono più forti del vento e più forte del vento è la risposta di Castori: «Qui non si molla». Ricorderemo questo momento, come quello in cui il Varese si è ricordato di essere diverso dagli altri.
b.melazzini
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