Anouar, 20 anni, tunisina e volontaria Agli Europei con il velo biancorosso 

VARESE «Sarò l’unica volontaria a portare lo hijab e ne vado fiera». Grande è l’emozione di Anouar Chabaane, ventenne tunisina selezionata per far parte dell’esercito dei 206 volontari che collaboreranno per la buona riuscita degli Europei di canottaggio. Studentessa dell’Itpa Casula di Varese, la giovane abita in Italia da sette anni. Parla arabo, italiano, inglese, francese e un po’ di spagnolo.

«Sono stata la prima della scuola a candidarmi per diventare volontaria – racconta la studentessa – Appena ho saputo di questa opportunità ho accettato, convinta che sarebbe stata una bellissima esperienza».
Anouar è arrivata in Italia per motivi di salute, poi ha scelto di rimanervi per continuare a studiare. «Vivo qui con mio padre e mio fratello – racconta – Mi trovo molto bene, riconosco che la scuola italiana offre molte più opportunità rispetto a quella tunisina».

«Per cambiare il mondo»«Quando ho raccontato a mia mamma che avrei fatto la volontaria per questo evento lei mi ha detto che è fiera di me – continua Anouar – Certo, è stato difficile spiegarle cosa sia il canottaggio perché in Tunisia non è uno sport conosciuto, ma il fatto che una ragazza possa

fare queste esperienze è visto come qualcosa di eccezionale. Io, una volta ottenuto il diploma, vorrei tornare nel mio Paese e impegnarmi per aiutare le donne che ci sono lì. So che qui potrei trovare un lavoro forse con più facilità, ma sento che devo tornare in Tunisia per contribuire a cambiare le cose».

Per essere in tinta con la divisa bianca e rossa, Anouar ha comprato anche uno hijab con gli stessi colori (si tratta di uno chador che lascia scoperto il viso e parte delle mani). «L’ho preso apposta, in un negozio siriano – racconta – Visto che la divisa comprende t-shirt e calzoncini, ho comprato anche un paio di leggings bianchi e una maglietta a maniche lunghe da mettere sotto. Non so se effettivamente ci saranno visitatori che parleranno in arabo, ma il solo fatto che io sia lì, parte dell’evento, è un segnale importante di presenza del mio paese».

Fa curriculum
Tra i volontari non ci sono solo studenti delle scuole superiori, ma anche universitari. Come Marco Lissoni, un aspirante architetto che frequenta il politecnico di Milano. «Questa è un’esperienza che metterò sicuramente nel mio curriculum – racconta il giovane, che è un canottiere di Luino – Chissà mai che nel futuro torni utile. Mi anima il desiderio di contribuire a impreziosire questa manifestazione e mi preoccupa un po’ la sveglia che suonerà alle cinque del mattino per essere sul campo di gara alle sette. Ci vuole una bella preparazione fisica per riuscire a trascorrere tutto il giorno in piedi, parlando con persone che in molti casi non comprenderanno bene l’inglese. Un po’ di timore c’è, ma è di più l’entusiasmo».
Marco sarà capo-team. La sua postazione sarà il pontile di imbarco delle regate.

Imparare sul campo
Il pontile emergenze vanta la presenza di due studentesse del liceo linguistico di Busto Arsizio, che avranno il compito delicato di fare da intermediarie tra medici e pazienti. I loro nomi sono Virginia Ruga e Francesca Sironi. «Questa esperienza costituisce un’ottima palestra per parlare le lingue straniere – dicono – Non siamo preoccupate perché siamo state preparate bene, anche su vocaboli specifici.
Stimolante anche imparare qualche elemento di primo soccorso. Ieri ci siamo già messe all’opera, ma non ci sono state emergenze».

Adriana Morlacchi

a.confalonieri

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