Varese, sconcerto ai cancelli BTicino «Sentiamo parole mai usate prima»

VARESE Delusi, disorientati, diffidenti. Così apparivano ieri pomeriggio i dipendenti BTicino prima di entrare in fabbrica per un nuovo turno di lavoro, all’indomani dell’annuncio da parte dell’azienda di voler aprire la procedura di mobilità per 84 lavoratori, 22 impiegati e 62 operai.

C’è crisi, è vero, ma nessuno era preparato a una notizia del genere. Un po’ perché la BTicino è e rimane una realtà florida, col bilancio sempre in attivo nonostante i cali di produzione. E un po’ perché da queste parti le parole “esubero”, “mobilità”, “licenziamento” non si erano mai sentite prima, neppure in momenti difficili.

«Quattro anni fa il gruppo aveva lasciato a casa decine di lavoratori interinali, a cui non rinnovò il contratto – ricorda fuori dal cancello un giovane impiegato del settore prototipi – ma licenziare è un’altra cosa».

Attorno a lui i colleghi più anziani cercano di sdrammatizzare: «In fondo siamo tutti a un passo dalla pensione», gli dicono strizzando l’occhio. Ieri i dipendenti parlavano solo di esuberi, mobilità e produzione, scambiandosi volantini e giornali informativi sull’argomento distribuiti dai sindacati: ma per avere qualche dettaglio in più bisognerà aspettare l’incontro richiesto dalle parti sociali e fissato per il prossimo 18 settembre.

«I livelli di produzione si sono ridotti, è vero. Ce ne siamo accorti anche noi in fabbrica – racconta un operaio del settore prototipi con gli occhi chiari, lo sguardo triste e i lineamenti induriti dalla tensione – In primavera avevamo fatto cinque giorni di cassa. Rientrando abbiamo capito che non era stato sufficiente, ma non ci aspettavamo che il passo successivo sarebbero stati i licenziamenti».

La stessa sensazione di stupore e incredulità è ben rappresentata dalle lavoratrici di Canegrate arrivate in pullman puntuali, alle 13.45, allo stabilimento di viale Borri per iniziare il loro turno: «La notizia dei licenziamenti ci ha scioccato – raccontano – Ne abbiamo parlato tra di noi e siamo tutte preoccupate. Dopo i cinque giorni di cassa integrazione a maggio abbiamo fatto le ferie, ora subito gli esuberi. Non è un passaggio graduale: avremmo capito se avessimo fatto mesi di cassa integrazione, ma così…».

Sono una trentina, tutte pendolari da una quindicina d’anni ormai, cioè da quando la BTicino ha assorbito la Terraneo di Canegrate. Alla maggior parte di loro mancano due o tre anni alla pensione, dunque se fossero in esubero potrebbero contare su un programma di accompagnamento alla pensione che, grazie alla mobilità, può coprire sino a tre anni di tempo.

Ma questa prospettiva per ora non le aiuta a essere più serene: per sei o sette di loro, più giovani, la pensione è ancora un miraggio. E poi c’è l’esempio emblematico degli esodati cui il governo cerca ancora una soluzione: «Si tratta di perdere il posto di lavoro. Gli ammortizzatori sociali sono una garanzia solo fino a un certo punto».

Lidia Romeo

s.affolti

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