«I soldi o la vita» Tutti a processo

«I soldi o la vita»
Tutti a processo

Tentata estorsione con sconto: quattro a processo dopo l’arresto rocambolesco avvenuto in viale Milano nel luglio 2008.

Alla sbarra ieri mattina sono comparsi , , autista di Francetti, e .

Questi ultimi entrambi croati di statura più che imponente, al momento dell’arresto avevano costretto gli uomini della squadra mobile di Varese a sparare un colpo di pistola in aria a scopo intimidatorio vista la prestanza fisica e la ferocia dimostrata nei confronti dell’imprenditore taglieggiato.

Imprenditore che, in altra sede, risponde dell’accusa di riciclaggio insieme a Francetti stesso.

La vicenda è compressa e ha inizio nel 2002 a Lugano dove ignoti commettono un furto in una ricca abitazione ticinese. I ladri con una fiamma ossidrica aprono una cassaforte “prelevando” 160 mila franchi svizzeri. L’uso della fiamma ossidrica, però, si rivela sfavorevole.

Il calore bruciacchia molte banconote che, al termine di un giro da ricostruire, giungono nelle mani di imprenditore varesino che, in società con il figlio, gestisce un’attività di vendita e locazione di macchinette, slot machine e videogiochi destinati agli esercizi pubblici.

L’imprenditore conosce Francetti che, in Svizzera, gestisce di fatto alcuni locali e, stando alla versione di Francetti, gli chiede di riciclare il denaro incandescente. Francetti, però, viene intercettato dalle autorità cantonali e arrestato.

E lì comincia l’epopea dell’imprenditore italiano al quale Francetti chiede, al termine delle sue vicissitudini giudiziarie, due milioni di euro a titolo “risarcitori”. Il mancato pagamento avrebbe comportato grossi problemi per l’incolumità fisica dell’uomo.

Le minacce crescono di giorno in giorno l’imprenditore e il figlio ad un certo punto iniziano a ricevere telefonate da persone con accento slavo: sono Cicak e Culap, stando all’accusa, che spiegano alle vittime di aver acquistato il “credito” di Francetti e di volere, giusto per andare incontro all’imprenditore, non più due milioni ma 200 mila euro. L’imprenditore a quel punto, minacciato e spaventatissimo, si rivolge alla polizia.

E in un bar di viale Milano a Varese viene organizzata una consegna controllata. L’imprenditore finge di voler pagare una prima quota: dieci mila euro, ma vuole anche Francetti presente a garanzia della propria incolumità.

E lì, in viale Milano, scatta il blitz della Mobile: finiscono tutti in manette. Ieri mattina il processo con ammissione prove e lista testi già effettuata.

Quindi il rinvio al 19 giugno, mentre Francetti e l’imprenditore varesino-vittima, in questo caso-rispondono anche di riciclaggio in altra sede giudiziaria. 

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