Busto perde un altro pezzo di storiaCala il sipario sulla Ibici

Busto perde un altro pezzo di storiaCala il sipario sulla Ibici

Busto Arsizio Ibici addio, se ne va un altro simbolo del tessile della ex Manchester d’Italia: il marchio, e forse anche una ventina di lavoratori, verrà trasferito nella sede di Cotignola della Intimfashion, il gruppo che ha acquisito la storica Industria Bustese Calze due anni fa. Venerdì scorso l’annuncio della prossima cessazione dell’attività da parte della proprietà Intimfashion nel primo incontro con i sindacati presso la sede dell’Unione Industriali: lo stabilimento di via Baden Powell verrà chiuso, con il trasferimento alla sede principale del gruppo di Cotignola, in provincia di Ravenna, di marchio, macchinari e pure di una ventina di dipendenti che vorranno traslocare in Romagna.

Una doccia fredda ma non troppo per i circa 60 dipendenti che da febbraio non vedevano più le loro retribuzioni e avevano iniziato da tempo le forme di lotta con gli scioperi a singhiozzo in azienda: viste le ultime vicissitudini e la pesante crisi finanziaria del gruppo Intimfashion, lo stop all’attività dello stabilimento era ormai nell’aria, anche se finora il titolare Luigi Ghirardi aveva ammesso soltanto l’intenzione di chiudere un reparto entro l’estate. La novità positiva è che il blocco delle attività minacciato dalla triplice sindacale ha sortito i primi effetti: come concordato venerdì in Univa, la proprietà ha iniziato a versare i bonifici con le prime mensilità arretrate di febbraio e marzo.

«Abbiamo avuto stamattina (ieri, ndr) conferme sul pagamento – racconta Pietro Apadula, sindacalista della Femca-Cisl – la base per un accordo sono le garanzie sul piano di rientro dai debiti, che dev’essere serio e condiviso. L’arretrato va saldato, perché gli ammortizzatori sociali da attivare successivamente non sono un problema, anzi sarebbero un vantaggio tanto per i lavoratori quanto per l’azienda stessa, che potrebbe “congelare” le spettanze per un periodo di 12 mesi». Domani

un nuovo incontro, fissato «volutamente in azienda – sottolinea Pietro D’Antone, rappresentante della Uilta-Uil – per poter immediatamente confrontarci con i lavoratori». Sarà l’occasione per avviare le trattative sugli ammortizzatori sociali e per definire «tempi e modi della cessazione dell’attività – ricorda Salvatore Minardi, sindacalista della Filtea-Cgil – stiamo lavorando per attivare la cassa integrazione straordinaria per almeno un anno e poi la mobilità, con l’obiettivo di evitare di passare direttamente ai licenziamenti».

Intanto l’azienda ha proposto la possibilità di traslocare oltre ai macchinari e al marchio anche alcuni dipendenti da Busto a Ravenna. L’iter di dismissione dello stabilimento di via Baden Powell prevederebbe infatti in una prima fase la chiusura entro l’estate della sala macchine tessili, con il trasferimento di tutti i macchinari a Cotignola, successivamente la cessazione del magazzino, infine quella della confezione. Per quanto riguarda questo reparto, la continuazione del marchio Ibici aprirebbe uno spiraglio per il trasferimento di 20-25 lavoratori in Romagna. Ipotesi che peraltro non incontrerebbe particolare entusiasmo tra i dipendenti, anche perché le difficoltà finanziarie si stanno facendo sentire anche a Cotignola. Di certo la storia bustocca dell’Ibici è giunta alla chiusura del sipario.
Non mancano le reazioni, a partire da quella dell’ex sindaco Gianpiero Rossi: «E’ una notizia che mi fa stringere il cuore. La domanda che mi faccio è: stiamo facendo abbastanza per salvare il nostro patrimonio economico e industriale?».
Andrea Aliverti

f.artina

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