La prof Oprandi bacchetta il Palazzo “Si comportano come al bar sport”

La prof Oprandi bacchetta il Palazzo “Si comportano come al bar sport”

VARESE Entrano ed escono quarti d’ora alterni, non ascoltano gli altri, ridono, scherzano e fanno salotto seduta natural durante. Più che un luogo istituzionale, il consiglio comunale di Palazzo Estense sembra il bar sport, secondo la quota rosa Luisa Oprandi, del Pd, che sul suo blog racconta sconcertata la nuova esperienza sollecitando il contegno dei colleghi eletti senza distinzioni di colore politico. Più che un corso di “bon ton”, per “raddrizzare” l’atteggiamento di alcuni di loro ci vorrebbe un corso intensivo di rieducazione civica: «A scuola questi “aiutini” li chiamiamo “sportelli help”», commenta. Ed ecco l’ultimo consiglio comunale a Varese visto con gli occhi di chi arriva dal consiglio provinciale. «Due consiglieri chiacchierano sfacciatamente, sogghignando e fingendo di non accorgersi che altri siano infastiditi. Anzi, uno di loro fa anche un intervento e, terminato il proprio turno, non si preoccupa più del resto. Un terzo passa tre quarti della seduta a girovagare tra le sedie del pubblico, in corridoio, nel cortile, a chiacchierare con aria da “padrone di casa” o a telefonare. Salvo poi, una volta presa la parola, dare degli incompetenti ad altri, dall’alto di tale contegno esemplare». Per la Oprandi ci vorrebbe semplicemente più serietà di comportamento: «Nel momento in cui uno si candida si assume anche la responsabilità di tutto quello che ne consegue. Deve essere presente, ascoltare gli altri, mantenere un comportamento diverso da quello che tiene al bar. Hanno fatto bene Roberto Puricelli e

Rocco Cordì a sollecitare i consiglieri con alcune proposte che vanno in questa direzione». I leghisti le fanno sponda, a partire dai due ex presidenti di circoscrizione. «Sto preparando un intervento di apertura proprio su questo – dice Gianluigi Lazzarini – ha assolutamente ragione Luisa Oprandi. Non è possibile che un consigliere quando ha finito di parlare esca perché pensa di aver finito, il suo ruolo finisce quando finisce la seduta. È questione di rispetto per i colleghi e per il consiglio stesso». Sottoscrive Massimo Realini, con un riferimento ai più giovani: «La loro esuberanza può essere un valore, ma confido nella saggezza dei più anziani e tutto si aggiusta». E restando in maggioranza, anche dai banchi del Pdl arriva il plauso alla consigliera del Pd: «Certo che ha ragione», conferma il capogruppo Ciro Grassia, «come ha ragione Cordì a chiedere di alzarsi in piedi quando si interviene. Non si possono legare i consiglieri con il laccio alla sedia, però abbiamo concordato che ogni capogruppo solleciterà i suoi consiglieri ad un maggior contegno». «Sfonda una porta aperta», commenta Alessandro Milani dell’Idv, «nessuno è obbligato a fare politica e la politica è fatta anche di ascolto degli altri, non solo di se stessi». «Mi fa piacere che qualcuno del Pd lo abbia notato – aggiunge Alessio Nicoletti di Movimento Libero – noi siamo espressione esemplare di quanto chiede e speriamo faccia la stessa esortazione anche ai consiglieri del suo partito».

s.bartolini

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