Fratelli torturati dalla gang per colpa di 200 euro di droga

Fratelli torturati dalla gang per colpa di 200 euro di droga

VARESE «Andatevene, non vogliamo parlare con nessuno»: al primo piano della palazzina di via Tarvisio 2, la madre dei due giovani pestati e torturati per un debito di droga di 200 euro chiude la porta in faccia ai cronisti che chiedono di parlare coi suoi figli. Alle sue spalle spunta la figura allampanata di un ragazzo con gli occhi sgranati: «Non abbiamo niente da dire» ribadisce. È uno dei due fratelli picchiati a sangue e torturati il 18 maggio scorso nella cantina della palazzina adiacente. Due mesi dopo quell’episodio, avvenuto il 18 maggio, ancora la paura non gli è passata. Quel giorno non se lo scorderanno tanto facilmente: chiusi in una stanza, con le braccia alzate e i polsi legati a un gancio del soffitto, massacrati per trenta lunghissimi minuti. Sembra la fantasia di un regista di film pulp può avere partorito. Ed invece è tutto vero, messo nero su bianco nell’ordinanza di custodia cautelare eseguita dai carabinieri che ha portato in carcere tre giovanissimi: Erik Di Caro, 19 anni, e Francesco Pianta, 20 anni, residenti nello stesso complesso immobiliare di via Tarvisio, e Alex Varricchione, 18 anni, che vive poco lontano. Ma vi sono altri due ragazzi, sempre di San Fermo, che a quel pestaggio agghiacciante hanno preso parte attivamente: si tratta di minorenni, e pertanto di loro si è occupata la procura presso il tribunale dei minori di Milano. Il 18 maggio con Di Caro e Pianta (Varricchione non c’era, ma ha preso parte a un’altra ripassata sempre contro le stesse persone, ed è considerato comunque il suo concorso morale), hanno

prelevato dal loro appartamento i due fratelli, li hanno portati nello scantinato, dove li hanno legati con il filo elettrico e li hanno appesi per i polsi al soffitto. In questa posizione in quattro per mezz’ora li hanno colpiti, con calci e pugni al corpo e al volto. Uno dei fratelli ha subito lesioni gravissime, al punto che ha poi perso la milza, asportatagli all’ospedale di Circolo il giorno successivo. E l’altro, spaventato a morte, non ha più osato uscire di casa, se non per accompagnare la madre al lavoro, rimanendole accanto per tutta la durata del turno di lavoro. Né hanno voluto denunciare il fatto, per paura di ritorsioni, inventandosi di essere stati aggrediti senza una ragione da un gruppo di extracomunitari in viale Milano. È stata la mamma a capire che cosa era successo, e a rivolgersi ai servizi sociali del Comune per chiedere di cambiare residenza, nel timore di altre rappresaglie e per non vivere più sulla porta di casa degli aguzzini che avevano massacrato in quel modo brutale i due figli. Le accuse a carico dei tre arrestati sono di estorsione, sequestro di persona, lesioni gravissime aggravate, nonché di cessione di sostanza stupefacente: 45 grammi di hascisc per un valore di 200 euro, forniti a credito ai due fratelli nei primi giorni di maggio. Quando non sono stati in grado di pagare, sono cominciate le minacce e le botte.L’avvertimento il giorno prima dell’episodio della cantina: i due fratelli vengono prelevati da casa e portati ad Arcisate, dove sono stati picchiati. E botte di nuovo al ritorno a San Fermo.

s.bartolini

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