Grillo a Varese è una furia GUARDA IL NOSTRO VIDEO

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VARESE «La Lega? Una volta Bossi era come noi, andava in giro a parlare di cambiare il sistema, attaccava cartelloni. Oggi quelli lì pensano alle banche e alle fondazioni». È un fiume in piena, uno dei migliori Beppe Grillo quello che urla la propria rabbia alla folla e raggiunge un obiettivo finora inedito: riempire con la politica piazza Podestà. E lo fa con un comizio che, forse per un caso del destino?, si svolge a due passi dalla sede della Lega. «Lo sappiamo che sono lì dentro – dice rivolto al balcone della sede – sono lì quei signori asserragliati, ma non si fanno vedere».E poi guarda la gru che spunta da piazza San Vittore. «Eccolo lì il simbolo di Varese, il simbolo dell’Italia. La gru, il calcestruzzo. Nessuno che pensa all’ambiente. Quanti abitanti ha Varese? 80mila? Avete 140mila auto in giro, due auto in contemporanea guidate da un solo abitante». Ma non attacca solo il Carroccio, ne ha per tutti. «Quando abbiamo presentato le nostre iniziative, abbiamo raccolto le firme e ce le hanno bocciate tutte in Parlamento. Abbiamo chiesto di tenere fuori chi ha pendenze penali e il Pd ci ha votato contro, hanno detto che eravamo l’antipolitica. Ma quale antipolitica, abbiamo chiesto di tenere fuori i condannati. Serve un referendum serio, come nel ’46. Gli italiani devono votare se vogliono essere cittadini o sudditi». L’era dei partiti è finita. «Sono comitati di affari. Non vi chiedo il vostro voto, vi chiedo se siete contenti che la situazione non cambia mai». Poi gli immigrati. «Siamo l’unico Paese al mondo che non sa dove sono finiti gli immigrati, è vergognoso». Anche perché poi fanno comodo

a tutti. «La destra ne ha bisogno per dire che sono brutti e cattivi, la sinistra per accoglierli con il cuore in mano e ai padroni perché così si abbassano gli stipendi degli italiani. La verità è che noi abbiamo bisogno degli immigrati. Ma sono flussi che vanno governati». A chi gli dice che in fondo è come tutti gli altri, ha la risposta pronta. «I nostri eletti in regione Piemonte sono stati gli unici ad abbassarsi dell’80% lo stipendio. Li volevano linciare». E gli attacchi alla gerontocrazia. «Ma come facciamo a parlare di giovani se abbiamo 75enni e 80enni che ci governano. Mentre in America i giovani di vent’anni inventano Google, noi abbiamo un 75enne che non sa neanche pronunciare Google». Sulla Libia. «Almeno Mussolini è andato in piazza Venezia a dire che eravamo in guerra, noi lo abbiamo saputo in tv da La Russa. E se ci saranno ritorsioni?». Dai temi internazionali a Varese. «Se con il vostro contributo – dice in un appello al voto – eleggiamo due consiglieri, questi mettono online tutto quello che succede in Comune. Gli appalti e le consulenze. Così facciamo saltare il loro sistema. Basta con le consulenze. Per fare il piano del traffico non servono consulenti, bisogna andare tra le gente nelle periferie». Dopo il comizio, si presentano tutti i candidati. Ultimo il candidato sindaco Francesco Cammarata. «È inutile che Fontana dica di essere contro le cave, e poi mette in giunta la prente del cavatore Sarah Nidoli. Mentre mi chiedo come facciano gli elettori leghisti a non essere arrabbiati. Dopo che Bossi ha messo suo figlio in Regione stipendiato a 10mila euro al mese». Marco Tavazzi

s.bartolini

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