Europee; Tiene intesa Pd-Pdl, da Camera ok a sbarramento 4%

Europee; Tiene intesa Pd-Pdl, da Camera ok a sbarramento 4%

Roma, 3 feb. (Apcom) – Il ‘patto del Minotauro’, come lo definiscono i ‘piccoli’ partiti infuriati con Pd e Pdl, regge alla prima prova d’aula: il provvedimento di riforma della legge elettorale europea, che introduce una soglia di sbarramento del 4%, ottiene infatti il via libera di Montecitorio e passa all’esame del Senato. L’intesa tra i due massimi partiti, dunque, tiene con l’appoggio di

Lega, ma anche di Idv e Udc (che cantano vittoria per il mantenimento delle preferenze) e nonostante alcuni malumori interni (specie nel Pd) e ai tentativi di imboscata dei piccoli partiti: da una parte, l’Mpa e i radicali che scelgono la via dell’ostruzionismo in Aula e tentano fino alla fine la strada del voto segreto; dall’altra le forze extraparlamentari che manifestano fuori e dentro l’Aula.

La lunga giornata a Montecitorio, che si chiude con
l’approvazione del provvedimento ad ampia maggioranza (517
favorevoli e 22 contrari), era iniziata al mattino, con il
coordinamento del Pd e l’assemblea del gruppo chiamata a
ratificare l’accordo raggiunto con la maggioranza. Una riunione a
tratti tesa che dà il via libera all’introduzione dello
sbarramento, nonostante alcune perplessità. Il segretario Walter
Veltroni richiama i suoi al rispetto della disciplina di gruppo,
si dice “amareggiato” per alcune dichiarazioni dei dirigenti del
partito e replica fermo a chi lo accusa di aver accettato un
‘inciucio’ per dar vita a una riforma ‘salva-Walter’: “un’intesa
sulle regole del gioco è lo schema di una democrazia che funziona
e che non sosteniamo fin dall’inizio”, afferma il segretario
senza rinunciare a un ‘consiglio’ alle formazioni di sinistra:
“Credo che la sinistra radicale unendosi possa andare ben oltre
il 5%”.

Intanto, fuori e dentro l’Aula di Montecitorio, i ‘piccoli’ protestano. Mpa, Ld e Radicali scelgono la via dell’ostruzionismo, presentando oltre 2.800 emendamenti. Tra le proposte di modifica, l’ipotesi di introdurre uno sbarramento circoscrizionale e aprire le porte dei rimborsi elettorali anche alle forze che non partecipano alla ripartizione dei seggi, ma superano uno sbarramento dell’1%. Emendamento, questo, presentato anche dall’ex tesoriere dei Ds, Ugo Sposetti, poi dichiarato inammissibile. Alla fine,

le votazioni sugli emendamenti saranno in tutto dieci. Tutti respinti, ad eccezione di quello della commissione che introduce la soglia del 4%. Accolto dal Governo un odg del Pd, subito ribattezzato ‘salva-Vendola’, che esenta il Movimento per la sinistra del governatore pugliese di raccogliere le firme per la presentazione delle liste in quanto rappresentante di “liste presentate da partiti o forze politiche già rappresentate in sede di Parlamento europeo”.

E’ la dimostrazione che il Pd è il vero “regista” della
scissione di Vendola dal Prc, tuona il segretario Paolo Ferrero,
che con gli altri esponenti del Comitato per la democrazia (tra
gli altri, Sd, Socialisti, Udeur, Verdi) manifesta davanti al
Quirinale e in piazza Montecitorio. Una protesta contro
“l’inciucio” tra Pd e Pdl che nel pomeriggio si trasferisce anche
in Aula, tanto da costringere il presidente Gianfranco Fini a
sospendere la seduta dopo il lancio di volantini che ritraggono
Berlusconi nei panni di Totò e la scritta: “Legge Truffa ’09.
Regia di Veltrusconi”. Manifesti e slogan in piazza anche per la
Destra di Storace. E ai ‘piccoli’ risponde il presidente della
Repubblica, Giorgio Napolitano, osservando che lo sbarramento “è
presente nella legge elettorale nazionale fin dal 1993 e in leggi
elettorali europee di molti Paesi e che una eccessiva
frammentazione della rappresentanza politica può in linea
generale costituire un disvalore al pari di una sua eccessiva
compressione, che possa sacrificare significative, essenziali
espressioni del pluralismo politico”. In sostenza, secondo il
Capo dello Stato, “si tratta di una delicata composizione tra
esigenze diverse e variamente apprezzabili affidata alla
valutazione delle Camere”.

Ma c’è chi, nonostante il “patto scellerato” non si arrende: la
riforma è “una nefandezza”, ma i piccoli partiti non devono
“sbraitare” ed è necessario raccogliere la sfida dare vita ad una
“lista comunista” composta da Prc e Pdci, ragione Oliviero
Diliberto. Si rimbocca le maniche anche l’Mpa di Raffaele
Lombardo, che assicura nessuna ritorsione nei confronti della
maggioranza e apre alla possibilità di un cartello elettorare con
le liste di centro-destra.

Cep

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