Cavaria – Archiviato il caso di Doriano Molla: non furono Nicola Sapone e Andrea Volpe ad uccidere il ragazzo di 26 anni trovato impiccato il 27 dicembre del 2000 nella Valle del Boia, in seno al Parco del Ticino. Il gip Nicoletta Guerrero ha depositato ieri mattina l’ordinanza con la quale si chiude la vicenda. I due indagati, già condannati per i così detti delitti delle Bestie di Satana, non hanno nemmeno indotto il ragazzo a togliersi la vita. In realtà il caso di Molla era stato da subito archiviato come suicidio.
Dopo la scoperta di quanto operato dalla setta guidata da Volpe e Sapone, Flaviana Cassetta, madre di Doriano, aveva chiesto e ottenuto la riapertura del fascicolo. La donna era certa che il gruppo avesse avuto a che fare con la morte del figlio che mai si sarebbe tolto la vita. In più occasioni era stata chiesta l’archiviazione del fascicolo; sino a quando due anni fa Mario Maccione (altro appartenente alla setta a sua volta già condannato) non aveva fatto scottanti rivelazioni a un giornalista di un quotidiano nazionale. Rivelazioni che da subito erano apparse farneticanti, Maccione parlava de relato e dichiarava di non ricordare i dettagli di quanto appreso in quanto avvolti da «nebbia acida», e non avevano trovato riscontri.
A quel punto, però, un’intervista andata in onda sul Tg 5 in un servizio di Paolo Caprese aveva mostrato all’Italia un anonimo testimone che aveva dichiarato di essere stato salvato dai satanisti da un prete, di essere fuggito all’estero per paura, e di aver sentito che ad uccidere Molla era stata la setta. Caprese è stato ascoltato scrupolosamente dal gip e si è avvalso della facoltà di non rivelare la propria fonte. «Fonte che di fatto nel servizio andato in onda – scrive il giudice – Non ha mai fatto il nome dei due imputati quali responsabili della morte di Molla».A questo si aggiungono elementi portati dall’avvocato Roberto Rigoni Stern, difensore di Sapone: «Abbiamo prodotto sms scritti
dal ragazzo nei quali Doriano Molla manifesta l’intenzione di togliersi la vita poco prima del ritrovamento del cadavere. Sms inviati ad amici che hanno tentato di dissuaderlo». Il gip a fronte della mancanza di riscontri ha archiviato il caso non reputando necessario, come richiesta dall’avvocato Stefano Zaro, rappresentante di Cassetta, sentire per rogatoria l’anonimo teste televisivo (residente in Francia), né ascoltare i centralinisti di Mediaset che presero la chiamata dall’ospite, il cameraman che effettuò le riprese del servizio e il regista che lo diresse. «Da poco ho appreso dell’avvenuto deposito dell’ordinanza – commenta Zaro – Potrò parlarne soltanto dopo averla letta con attenzione. Nessun commento sino ad allora arriverà neanche dalla mia assistita. Prima è necessario comprendere».
p.rossetti
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