VARESE Altro che risolta, secondo Cgil, Cisl e Uil la crisi continua a pesare su tutto il sistema produttivo del Varesotto e a raccontarlo sono i numeri: 800 le aziende che hanno chiesto e ottenuto la Cassa integrazione nella quale risultano coinvolti 20 mila addetti. E se si considera che in provincia di Varese i lavoratori dipendenti sono circa 95 mila, si deduce che
nel Varesotto almeno un lavoratore dipendente su cinque oggi si trova in cassa integrazione, «con conseguente contrazione dei redditi di queste persone e delle loro famiglie, oltre a un calo della ricchezza prodotta», spiegano i sindacati che hanno preparato un protocollo da sottoporre a tutte le associazioni datoriali e alle istituzioni per stimolare «un impegno congiunto per favorire interventi adeguati all’attuale difficile situazione».
Con questi numeri la provincia di Varese si è conquistata il terzo posto in Italia per ricorso alla cassa integrazione «e anche se apprezziamo la fiducia nel futuro manifestata del presidente degli industriali di Varese Michele Graglia all’ultima assemblea di Univa, che ha proposto di rimettere al centro il valore del lavoro, non possiamo ignorare i problemi contingenti cui pure bisogna dare una risposta tempestiva ed efficace», ha spiegato la segretaria della Cisl Carmela Tascone. Vista dai sindacati la situazione è sempre più critica per decine di migliaia di cassintegrati, per migliaia di precari rimasti senza lavoro e senza ammortizzatori sociali, oltre a migliaia di lavoratori stranieri che assieme al lavoro rischiano di perdere anche il permesso di soggiorno e quindi il diritto di continuare a vivere in Italia con le loro famiglie. «E poi ci sono i pensionati che perdono costantemente potere d’acquisto e in più si fanno carico di figli e nipoti in difficoltà col lavoro».
Nel fotografare la situazione attuale il protocollo stilato dal sindacato include anche un’analisi delle misure già adottate dalla fine del 2008, con un’analisi di quelle che sono andate a buon fine e quelle che sono rimaste lettera morta, tra cui la famosa cassa «Confiducia» proposta da Unioncamere Lombardia. Ma soprattutto il documento contiene una serie di nuove proposte da mettere in campo «che le associazioni potranno sottoscrivere, modificare o completare con altre idee», ha precisato Franco Stasi, segretario della Cgil. «L’obiettivo è quello di rilanciare il settore produttivo e creare una rete di sostegno locale per le persone più deboli che la crisi sta mettendo in forte difficoltà. Ma per raggiungere questo scopo è importante che la Provincia di Varese come istituzione si mostri più presente e più attiva. A nostro avviso spetta alla Provincia assumere il ruolo di regia nel coordinare efficacemente gli interventi tenendo monitorati effetti e nuove necessità».
Lidia Romeo
s.bartolini
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