Condannati a 75 giorni di carcere per un ticket di 47 euro

Condannati a 75 giorni di carcere per un ticket di 47 euro

VARESE «Occhio al ticket». O meglio, attenzione a non autocertificare, anche se in buona fede, un reddito sbagliato al momento di chiederne l’esenzione. Un simile errore può costare 75 giorni di carcere o cinquemila euro di sanzione circa. Se ne sono resi conto loro malgrado un papà luinese, Dario Ferrari, e una mamma di Casalzuigno, Maria Sampaoli, che hanno sfogato tutto il loro stupore e il loro rammarico alle telecamere di «Mi manda Raitre» assieme a un’altra varesina, Karen Berestovoy. «E non è un caso che fossimo tutti di questa zona», dice Ferrari, «abbiamo saputo che sono molte le storie simili, soprattutto tra la città e l’area Nord». I fatti che hanno portato i tre sulla tivù di Stato risalgono al 2006 e, per quanto riguarda i signori Ferrari e Sampaoli, sono la conseguenza di un ticket dell’importo di 47 euro non pagato. Il motivo? L’esenzione di cui hanno beneficiato a suo tempo autocertificando un reddito inferiore alla soglia stabilita per averne diritto. «All’epoca – racconta Ferrari – era appena nata la mia prima figlia e mia moglie, accompagnata da sua mamma, l’aveva portata all’ospedale di Cittiglio (azienda ospedaliera di Circolo, ndr), per l’esame obbligatorio alle anche». Una volta terminato, la signora era passata al Cup per il ticket e si era messa in coda, sempre con il pensiero rivolto alla piccina in braccio alla nonna: «Arrivato il suo turno le hanno presentato il modulo dell’autocertificazione nel quale le veniva chiesto se il reddito fosse inferiore o meno a 33mila euro e qualcosa». Il riferimento è all’importo lordo familiare dichiarato nel 2005: «Nel 2005, però, avevo cambiato mestiere; nei primi sei mesi avevo fatto il vigile precario a 1100 euro, poi avevo trovato un altro posto e il reddito era salito». Sta di fatto che, «fatto un rapido calcolo mentale e, forse pensando all’importo dell’anno precedente, mia moglie ha

firmato». «Un errore sì, ma commesso in assoluta buona fede» rimarca il marito. Un errore scoperto due anni dopo, «quando è arrivata una cartella esattoriale con la richiesta di pagamento del ticket più un’addizionale di una decina di euro». I coniugi controllano: «Avevano ragione e abbiamo pagato subito». Tutto finito? No, perché poco prima dell’ultima Pasqua, ecco arrivare un atto giudiziario, «una condanna penale a 75 giorni di reclusione convertita d’ufficio in una pena pecuniaria di 5mila euro». Uno choc: «Era un giovedì e siamo andati nel panico, ci sentivamo smarriti, non sapevamo a chi chiedere o cosa fare, abbiamo passato la notte insonne. Poi, per fortuna, abbiamo trovato un avvocato». Ora sarà lui ad assisterli con un ricorso ma il papà di Luino fatica ancora a fare i conti con quanto gli è accaduto: «Non abbiamo mai detto d’essere innocenti o ingiustamente accusati, sappiamo d’aver sbagliato a dichiarare il reddito, ma diciamo che non c’è stata alcuna frode né dolo e riteniamo la sanzione spropositata». In altre parole: «Abbiamo sbagliato ma non siamo criminali e credo sia stata applicata in maniera molto rigida una legge fondamentalmente sbagliata». Legge poi modificata nel 2008 con l’esenzione automatica dei bambini. Ma restano l’amarezza e una constatazione: «Se avessimo saputo prima che occorreva dichiarare il reddito, saremmo andati in ospedale con tutti i moduli necessari». Di scarsa informazione parla anche la signora Sampaoli: «Avrebbero dovuto avvisarci di essere sotto indagine e del rischio di essere perseguiti penalmente, invece così non è stato». Certo, la mamma di Casalzuigno non rischia davvero di finire in carcere ma ha deciso di raccontare la sua storia per mettere sull’avviso altri inconsapevoli cittadini: «Io ho sbagliato, lo ammetto, ma prima di crocifiggere una persona sarebbe giusto darle una possibilità di difendersi, di spiegare, di dire “sono stata una sciocca, ditemi cosa devo pagare per ciò che ho sbagliato”».

s.bartolini

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