«Da varesino ai varesini: fatevi avanti Ho mille sfide. Vinciamole assieme»

Carissimo papà Matteo Laurenza, hai perfettamente ragione: tuo figlio ha fatto un colpo di testa, mettendo in gioco tutto quello che ha per diventare il padrone del Varese. Ma in quell’esatto momento, è diventato uno di noi.

Noi popolo biancorosso che aspettavamo da anni di sentire parlare un dirigente come il primo tifoso del Varese. Noi che mettiamo quel poco (tanto) che abbiamo nelle tasche di questa squadra, prima che nelle nostre. Noi che non ci facciamo pagare per andare su tutti i campi, ma paghiamo per farlo. Noi che arricchiamo la società, prima di arricchirci. Noi che non faremmo nemmeno un giorno di vacanza per stare vicini al Varese e accogliere il suo nuovo padre.

Papà Matteo, devi essere fiero di tuo figlio, perché anche lui da oggi è un papà: del Varese e di tutti noi, che ci impegniamo a non lasciarlo mai solo. Quando ci sarà da piangere, avrà spalle su cui farlo. E quando andrà in battaglia, prima andremo noi e poi diremo a lui: «Vieni avanti, papà».

Matteo Laurenza, stai tranquillo: tuo figlio è in buone mani. Pulite, calde, coraggiose. Come i colori di quella bandiera biancorossa che parevano abbaglianti, riflessi in ogni sillaba del suo discorso. Che profuma di radici, nuove sfide e vecchi sogni. Di lacrime e sangue pronti a essere versati: non per sé, per il Varese. La fede di Maroso, la parola (che era una, ed era sacra) di Sogliano, tra scatti d’incoscienza travolgente (solo così l’incoscienza diventa coscienza delle cose) in quello sguardo che perfora l’anima.

Incorniciatevi queste parole, tifosi del Varese. Perché sono quelle che non sentivate più. Non una promessa di vittoria, ma il rischio di andare incontro a una rovinosa sconfitta pur di provarci. Siamo noi, siete voi. È il Varese fatto uomo.

«Ho letto il blog “Orgoglio Varesino” e la lettera aperta di Stefano, a cui rispondo così: farò una birrata con i tifosi, e porterò la squadra a fare un bagno in piazza Monte Grappa venerdì 19 luglio. Arrivo dal popolo, e il Varese è del popolo. Risponderò alle cose belle e a quelle brutte, scrivetemi a [email protected]. Criticatemi, ma lasciatemi cavalcare il mio entusiasmo».

«Arrivo dagli sport di fatica, nuoto e canottaggio, dove si tiene la testa bassa, o sott’acqua. Dove sei solo con i tuoi sacrifici. E questo pretendo da voi e da tutti. L’umiltà. L’onestà. La verità. Ho compiuto un sacrificio economico 10 volte superiore a quello che potevo permettermi, l’83% delle quote invece del 10% grazie alla Banca di Legnano, che mi appoggiò anche quando ero nessuno. Ho messo sul piatto la mia azienda, forse di più. Ma l’ho fatto perché credo nella forza del Varese: qui c’è un ritorno. Di cuore, di passione, di immagine. Sono qui per una sconfitta persa anni fa (“Se andiamo in serie B divento sponsor”) ma sono felice di averla persa. Perché il Varese mi ha dato più di quello che io ho dato al Varese».

Andrea Confalonieri

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