A quasi tre anni dal naufragio della Gooduria nelle acque di Lisanza, emergono nuovi elementi che aggiungono un tassello a una vicenda rimasta a lungo avvolta nel mistero. Secondo quanto riportato dai media israeliani, uno degli agenti del Mossad deceduti quella sera sarebbe stato coinvolto in operazioni strategiche contro l’Iran.
A far riemergere il caso è stato David Barnea, direttore uscente dell’intelligence israeliana, durante un discorso pronunciato in occasione della giornata commemorativa dedicata agli agenti caduti. Nel suo intervento ha ricordato un agente identificato come “M.”, morto “fuori dai confini di Israele” nel corso di attività operative legate al contrasto dell’Iran. Un riferimento che diversi organi di stampa israeliani hanno collegato direttamente al naufragio avvenuto sul Lago Maggiore il 28 maggio 2023.
Secondo le parole di Barnea, le missioni guidate dall’agente “M.” avrebbero avuto un ruolo significativo, combinando tecnologia avanzata e strategie innovative. Un profilo che sembra coincidere con quello di uno dei passeggeri della Gooduria, imbarcazione su cui si trovavano 21 persone, in gran parte appartenenti ai servizi segreti italiani e israeliani.
Nel disastro persero la vita anche due agenti dell’AISE, Claudio Alonzi e Tiziana Barnobi, oltre a Anya Bozhkova, moglie dello skipper Claudio Carminati, unico finora rinviato a giudizio per omicidio colposo dalla Procura di Busto Arsizio.
Già nel 2024 erano emersi indizi sulla natura dell’attività svolta quella sera: nei documenti commemorativi ufficiali, le morti degli agenti italiani venivano ricondotte a una “delicata attività operativa con Servizi Collegati Esteri”. Un’espressione che, alla luce delle recenti dichiarazioni, sembra trovare un possibile contesto geopolitico.
Nonostante i nuovi elementi, molti aspetti restano coperti dal segreto di Stato. La dinamica esatta di quanto accaduto quella sera sul lago rimane ancora senza una versione definitiva. Tuttavia, le ultime rivelazioni contribuiscono a delineare uno scenario più ampio: quello di un’operazione internazionale, silenziosa e strategica, che si sarebbe incrociata tragicamente con le acque del Lago Maggiore.













