Sannino gioca ancora all’oratorio

“Fun Cool”. Ammettiamolo, le magliette rosse ci mancavano. Succede quando il passato non può, non vuole né deve diventarlo: è così, un moltiplicatore di pensieri, un libro senza ultima pagina.

A Gavirate, Beppe non è stato l’unico esempio di copertina e costruzione, di Varese molla della speranza: anzi, se luci della ribalta ci vogliono, vanno al diciottenne , senegalese e calciatore. È in prova con la Primavera e ha una vita da raccontare, di povertà e coraggio, di barconi e paura d’affondare. Non solo per metafora. La storia d’un neomaggiorenne dove il lieto fine non è scontato, perché questo non è un film anche se, Sannino docet, da qualche parte «è tutto scritto». Non c’era, era in Africa per problemi di salute della mamma, la sua voce è arrivata attraverso il racconto.

Junior Sport 2013 è la tradizionale kermesse organizzata all’oratorio San Luigi di Gavirate: si gioca, si pensa, ci si relaziona. La serata di ieri ha davvero contenuto tutto, costruita ad arte attraverso immagini, parole e vibrazioni.

Il là è arrivato dalla proiezione del film documentario “Fun cool – Uno splendido stile di vita”, focalizzato sul percorso prealpino di mister Sannino, dall’ultimo posto in C2 ai playoff per la A. La produzione è firmata , direttore dell’agenzia Agr: bravo, prodotto super bagnato da cinque minuti d’applausi e dalle lacrime dell’allenatore del secolo. Nel mentre, fuori dai riflessi dello schermo, centinaia di bimbi e bimbe, ragazzi e ragazze, hanno sfogato la spensieratezza misurandosi a calcetto, pallacanestro e pallavolo. Le premiazioni dedicate hanno chiuso il sipario.

Tra il cinema e il sipario il piatto forte, con la numerosa platea che ha scoperto l’oltre spiegato dal dibattito “Protagonisti nello sport e nella vita”, introdotto da e moderato da. Attori Beppe Sannino, e, da lontano, Ousmane Gaye.

Lui è nato a Guédiawaye, città del Senegal vicino Dakar. Papà lassù da tanto, troppo, s’è ritrovato come unico ometto con mamma Coumba e le sorelle Ramata, Aissata e Diaw. Un pallone da rincorrere l’obiettivo da quando aveva 10 anni, a 16 s’è preso il rischio di emigrare in Italia: dal Senegal al Marocco, dal Marocco a Lampedusa su un barcone, con ogni rischio collegato.

Poi il treno per Milano, un provino con il Milan impossibile perché clandestino, le notti e la paura alla stazione centrale, il lavoro da ambulante e l’affidamento alla comunità dei Fratelli di San Francesco.

Pensiero del ragazzo: «Il 2 gennaio è stato il compleanno più bello, perché ho festeggiato i 18 facendo un provino nel Varese. Ho trovato un grande allenatore, Stefano Bettinelli che mi ha fatto capire che posso farcela».

Bettinelli, come altri della Primavera, per Ousmane ha messo una mano sul cuore e nel portafoglio, perché nei su e giù da Milano il biglietto del treno costa. E i soldi non ci sono. Bettinelli: «Il suo numero di ce l’ho, sono qui. È una persona da Varese, che conosce la vita e parla italiano meglio di alcuni coetanei italiani».

Ousmane cerca l’attimo che cambia l’immensità, aspetta di mettere il nome sulla maglia come i minatori di Sannino: Varese, idealmente, potrebbe un’altra volta togliere l’io sostituendolo con il noi.

Nicola, il presidente, ha anima e sa che i sogni non si regalano, vanno conquistati: vediamo se Ousmane è capace.n

Samuele Giardina

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