Perde l’attimo sull’1-1 padovano, ma sugli altri gol non ha colpe.
Lo vedi quando butta via palloni innocui, anche sulle rimesse: è come se si fosse abituato alla libertà della mezz’ala e, tornando nel suo ruolo naturale, si sentisse in prigione.
Serata terribile: nell’un-due-tre padovano c’è il suo zampino. Melchiorri gli salta in testa sull’1-0, si ferma sul 2-2, provoca il rigore.
Un talento grezzo a 19 anni, sarà un talento purissimo a 21 ma ieri sera ogni palla gettata in area seminava il panico.
Resta la vera sorpresa della nuova stagione, anche dopo una partita così, inghiottita dai fantasmi dell’ex e dall’aria di un ambiente che non ha mai amato.
Sotto gli ululati e gli insulti a sangue della curva dove è cresciuto, alza la testa solo per dare l’assist al bacio del 2-1. Che, per quella curva, è peggio di una croce. Ma, quando andiamo sotto, va sotto anche lui.
La metamorfosi dei mediani nella ripresa, con tutte quelle palle perse e quelle corse a vuoto, manda al massacro la difesa. Manca la sua cerniera robusta che, ieri sera, era aperta.
Prende un’imbarcata su Pasquato che va a galoppare verso il 2-2 ma prova almeno a rialzare la testa.
Resta scolpito quel 3-1 fallito a colpo sicuro e questo sporca una buona prova. Quando vediamo un individualista come lui giocare per la squadra, sempre nel vivo dell’azione, ci esaltiamo come a un gol di Pavoletti. Batte un angolo alla Zecchin per l’1-0.
Difficile essere obiettivi quando dovresti scrivere che un giocatore come Neto non gioca alla Neto, ma non ci tiriamo indietro perché ci ricordiamo solo l’invenzione del contropiede del 3-1 divorato da Calil.
Al 25’ non ha ancora toccato un pallone e Nicolò Ramella profetizza: “Per questo è letale”. Dopo un minuto tocca il primo ed è 1-0, dopo 12 il secondo e fa 2-1. L’unico a morire fino in fondo.
Entra a fare la guerra al mondo.
Entra e fa casino: meglio di niente.
A.Conf.
Padova
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