VARESE Sono partite il 28 maggio e sono trecentomila. Alcune arriveranno anche ai contribuenti varesini: sono le lettere, decisamente preoccupanti, che l’Agenzia delle Entrate ha spedito come avvisi per incongruenze sui redditi del 2010.Firmate una per una da Attilio Befera, direttore nazionale dell’Agenzia delle Entrate, le lettere spiegano come il fisco abbia «rilevato spese apparentemente non compatibili come i redditi dichiarati». Un avviso, insomma, che vuole mettere in guardia i “furbi”: l’accertamento è dietro l’angolo, i segugi dell’Agenzia delle Entrate sono all’opera e hanno individuato qualche incongruenza.E non è tutto: allegato alla lettera c’è anche un elenco di “spese significative”, sostenute dal contribuente per il 2010. L’importo non è specificato: l’elenco è di tutte quelle voci di uscita non giustificabili con la semplice dichiarazione dei redditi.Quello che preoccupa e irrita i destinatari delle lettere, però, è che negli elenchi non sono compresi solo i beni di lusso come opere d’arte o auto prestigiose. Tra le spese sospette ci sono anche mutui, rette scolastiche e addirittura i contributi previdenziali.«Il motivo è semplice – spiega Denis Seghetto, referente varesino dell’ordine dei tributaristi – nell’analisi incrociata dei redditi familiari e delle spese, il Fisco tiene conto solo dei redditi dichiarati per l’anno considerato, in questo caso il 2010». E da qui nascono i problemi. «Un esempio riguarda un mio cliente con la passione per la nautica – racconta Seghetto – Un pensionato che, grazie ai risparmi di una vita e
ad alcuni redditi esenti (come titoli di Stato) è riuscito a coronare un sogno e a comprare un’imbarcazione. Il risultato è stata una lettera molto simile a questa. Ma ad altri clienti sta capitando che il Fisco chieda spiegazioni per l’acquisto di una casa, ad esempio, che da sempre si fa con i soldi accumulati in anni di attenta amministrazione, non in un solo anno di stipendi».Le lettere sono appena partite, ma i contribuenti sono inferociti, e prendono d’assalto i Caaf o gli studi dei consulenti. «Quelli arrivati da me finora – prosegue Seghetto – non sono certo faccendieri con conti segreti alle Cayman. Sono gente normale, anche lavoratori dipendenti, che si ritrovano a dover giustificare delle spese fatte senza mai rubare un euro allo Stato».Le lettere firmate Befera, però, servono solo a mettere in guardia i potenziali disonesti. «Tra i trecentomila destinatari – spiega l’esperto – verranno poi scelti alcuni contribuenti a cui mandare il questionario di pre-accertamento, mentre gli accertamenti veri e propri non arriveranno fino a luglio». Il consiglio che si legge tra le righe è molto chiaro: mettersi in regola. Del resto trattandosi della dichiarazione 2011 (sul 2010) è ancora possibile la strada del ravvedimento operoso. Significa che il contribuente può correggere quanto già presentato, pagando una sanzione che per i “pentiti” è più bassa, di circa un quinto.La lettera di Befera, insomma, è la prova generale del redditometro: contribuente avvisato, mezzo salvato.
s.bartolini
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