Aria grama da spazzare via La Cimberio merita fiducia

E adesso ci rivolgiamo a voi. Giocatori, allenatore, tifosi. Voi che a partire da dopodomani salterete su quella meravigliosa giostra chiamata campionato, per l’ennesimo giro a scoprire dove si finirà. Vi scriviamo perché siamo abituati ad annusare l’aria, nei giorni che precedono la prima palla a due, e a sentire l’elettricità di chi non vede l’ora: questa volta invece sentiamo l’odore della paura e dello scetticismo preventivo.

Iniziamo con voi, cari tifosi: voi che avete già vinto il vostro campionato polverizzando il record di abbonati veri, voi che siete la risorsa più importante (e insieme la più bella) di questa squadra.

Pagate il biglietto e quindi avete tutto il diritto di incazzarvi per qualcosa che non va: un giocatore che si tira indietro, una squadra di femminucce, un allenatore senza polso. Nessuno si sognerà mai di puntare il dito contro un tifoso che manifesta civilmente il suo dissenso e la sua rabbia. Il problema è che, almeno per il momento, questa squadra non ha fatto nulla per meritarsi quell’aria grama che la sta circondando: e crediamo che questi giocatori abbiano

il diritto di essere giudicati senza il peso impossibile della squadra di un anno fa. È difficile, è vero: guardare Hassell senza pensare a quanto era forte Dunston o tifare per Clark senza immaginare cosa avrebbe fatto Green al suo posto (avrebbe passato la palla a Dunston, semplice). Però così ci si fa del male: e lo si fa anche a un gruppo che sta lavorando per provare a fare qualcosa di bello. Pensateci.

Eccoci a voi, cari giocatori che quest’anno avrete l’onore di vestire la maglia biancorossa. Voi che c’eravate anche l’anno scorso e quindi godete di un credito enorme con i tifosi che per un bel po’ saranno disposti a perdonarvi ogni cosa: non marciateci. Diventate una cosa sola con chi è arrivato solo da qualche mese perché non ci sia mai il sospetto che lì dentro convivano mal sopportandosi due gruppi: quello degli ex indimenticabili e quello dei nuovi, sui quali magari scaricare più colpe di quelle che hanno.

E voi, che siete stati scelti quest’estate: cercate di capire in fretta che siete capitati in un posto speciale e che siete i più fortunati tra i giocatori. Diavolo, giocate per Varese.

Qui non basta presentarsi agli allenamenti e fare il vostro compitino in partita, no: qui farete la differenza se cercherete di fare, ogni volta, qualcosa che nessuno vi ha chiesto. Provateci e la gente vi amerà, al di là delle sconfitte.

Ed eccoci a lei, coach Frates. È arrivato qui con l’etichetta di lavoratore serio e intransigente, uno che alle parole preferisce i fatti, uno che non fa tanti versi e preferisce chiudersi in palestra a sudare: insomma, un varesino fatto e finito. Non cambi, non si snaturi, non smetta di essere quello che le ha permesso di arrivare fin qui: la fiducia della società nei suoi confronti è totale e, ci creda, non è solo di facciata.

Solo, un consiglio: parli con la gente, si fermi qualche minuto dopo gli allenamenti al bar del palazzetto e magari paghi un bianchino a chi è lì ad aspettare soltanto un suo saluto, un suo sorriso.

Sono cose piccole, che però qui riescono anche a fare la differenza: sì, siamo strani noi varesini. Specie quando c’è in ballo il basket.  

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