Ricky Sogliano: «Vescovi grande Il Varese? Si salva. Speriamo…»

Questa qui sarebbe dovuta essere l’ultima intervista. L’avevamo immaginata, pensata, meditata: persino temuta. L’avevamo scritta e riscritta con la mente, e con la mente ci eravamo sorpresi a domandarci con chi sarebbe stata: sarebbe servita una persona vera, uno capace di dire cose forti, lontane dalla banalità e senza paura. Sarebbe servita la persona che più sentivamo vicina, dopo otto anni passati a pestare sui tasti raccontando di sport. A dire il vero ci abbiamo pensato poco, perché quella persona l’abbiamo trovata subito: la nostra ultima intervista sarebbe stata con lui. Sarebbe stata con Riccardo Sogliano. «Malfidenti».

Ve l’avevo detto che non sarebbe stata l’ultima: dovete fidarvi del Ricky. Per una volta lascio da parte la mia allergia alle interviste, e sono tutto vostro. Chiedete, e io rispondo.

Mi aspettavo una domanda più difficile.

Perché è troppo facile fare un nome: Cecco Vescovi. È lui il varesino dell’anno, anzi: credo che lui sia lo sportivo varesino più importante degli ultimi dieci anni.

Vescovi è bravo. E la mia risposta potrebbe esaurirsi qui, perché per me le parole sono importanti: quando dico che una persona è brava, dico tutto.

Dico che è una persona della quale fidarsi. Prendete Vescovi, visto che stiamo parlando di lui: ha il merito storico di aver salvato la Pallacanestro Varese, mica uno scherzo. E poi, si è preso sulle spalle il ruolo scomodo del presidente: gran coraggio.

Perché non è un periodo facile: lui è sempre riuscito a fare le nozze coi fichi secchi, e non ha mai ceduto alla tentazione di fare il passo più lungo della gamba. Ma vi rendete conto che ha rischiato di vincere uno scudetto con l’ottavo budget della serie A?

Cambia molto, perché credo che lui si meriterebbe una soddisfazione così. Ma è abbastanza intelligente per capire che la soddisfazione maggiore è vedere la sopravvivenza del suo sogno.

Bello: mi piace il calcio.

Assolutamente nulla.

Perché c’è un presidente che conosco troppo poco. Perché c’è un amministratore delegato che per me è come se non ci fosse. Perché c’è un direttore sportivo con il quale non ho confidenza.

Eh: ci vorrà ancora un po’.

Lo sapete che a suo tempo feci quella promessa, vero?

Promisi che non avrei più messo piede allo stadio, finché ci sarebbe stata questa giunta e questo sindaco. I varesini continuano a rieleggerli, evidentemente sono contenti così. Lei è contento?

Sto benissimo, qui a Forte dei Marmi dove mi sono trasferito: benissimo.

Spero si salvi.

Altrimenti ci dimentichiamo il Varese. Ma si salverà, almeno quest’anno: per retrocedere bisognerebbe che Pavoletti si mettesse a segnare nella sua porta.

Potete scordarvelo: io ho già dato, e ho già avuto modo di ripagare il debito di riconoscenza che avevo con questa città e con questa società.

Il principino? È sulla bocca di tutti.

Dipende da lui, e come sempre farà di testa sua.

Certo, come sempre. Ma lui, come sempre, farà finta di ascoltarmi e poi farà di testa sua. Per fortuna, ci mancherebbe.

Parlate di Mangia?

Lasciamo perdere che sono ancora incazzato.

Esatto: contro il Latina ha fatto una fesseria. Ma gliel’ho già detto, tranquilli.

Un allenatore deve capire quando la sua squadra non c’è. Lui sotto 2 a 1 ha provato a vincerla e ha rischiato di prenderne 6. Avrebbe dovuto coprirsi, e perdere di misura: nessuno gli avrebbe detto nulla.

Voi potete venire a trovarmi a Forte dei Marmi. Mi offrite il pranzo nel ristorante che scelgo io, e io vi dico tutto quello che volete.

Secondo me, no. Vi fidate del Ricky?

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