VARESE L’ecosistema fornisce gratuitamente una serie di servizi fondamentali per i cittadini, tra cui c’è ad esempio la pulizia dell’aria, oppure il rifornimento d’acqua. Ma se continuiamo su questi livelli di erosione e contaminazione del territorio rischiamo di distruggere il sistema ambientale e di perdere innanzi tutto l’acqua. La denuncia arriva dalle associazioni ambientaliste di Varese e riguarda
prima di tutto la valle della Bevera, ovvero la fonte di acqua potabile per due terzi della città di Varese e per tutti i comuni della Val Ceresio. Corsi d’acqua, sorgenti e falde sono assediati da sostanze inquinanti frutto di attività pubbliche e private, legali e non, fotografate da uno studio dettagliato della Consulta per l’ambiente di Viggiù.
La valle delle Bevera si estende da Viggiù a Varese (nella zona dell’Iper dove il torrente confluisce nell’Olona) toccando i territori di Cantello e Arcisate. È la fonte di approvvigionamento idrico principale per Aspem che ha in questa zona 4 sorgenti e 6 pozzi «in alcuni casi le falde sono affioranti e anche quelle che si trovano in profondità, fino a un massimo di 4 metri, non sono coperte da strati continui permeabili, e dunque non sono protette da eventuali inquinanti accumulati in superficie», spiega Giuliana Andreoli della Consulta per l’ambiente. Da questa constatazione di fatto nasce l’elenco delle attività che minacciano le preziose acque della Bevera, a cominciare dalle cave di cui si sospetta un utilizzo illegale come discarica di rifiuti tossici (in corso gli accertamenti giudiziari sulla Rainer di Arcisate e da ultimo sulla Femar di Viggiù dove – sostiene l’accusaa – sarebbero stati stipati amianto crisolito, eternit, arsenico, nichel cromo e altri metalli pesanti oltre al naftalene idrosolubile che ora minacciano le falde) o quelle super sfruttate col consenso di leggi e regolamenti locali e regionali (vedi il fronte sempre più ampio della cava Valli di Cantello). Ci sono poi le rive del torrente Bevera ridotte a discariche abusive da un malcostume troppo diffuso tra i cittadini, alcune coltivazioni intensive di mais (che richiede un ampio uso di diserbanti) e impianti fognari che non dividono le acque chiare da quelle scure o ancora un’area industriale abusiva poi condonata: la Cattafame di Arcisate.
Legambiente, Amici della Terra, Lipu, Verdi ambiente e società e Italia nostra lanciano l’allarme assieme a una serie di proposte tra cui quella di estendere alla Bevera il Plis (parco locale di interesse sovracomunale) delle valli dell’Anza e dell’Olona oppure ricomprendere la Bevera nel piano di tutela dei monti Orsa e San Giorgio che stano per diventare patrimonio dell’Unesco per i loro resti fossili.
e.marletta
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