Varese, una beffa figlia della paura Non si può giocare solo un tempo

Varese – A prescindere dallo sconvolgente arbitro Candussio (cartellini e falli sempre al contrario), dalle uscite di Bressan (parere personale: manca Verderame), dall’egoismo di Eusepi, dal cambio di Filipe, dagli approcci e da tutto, sono due punti buttati via peggio di quelli buttati con il Bari.

Perché bastava scaraventare la palla sul Sacro Monte. Perché la partita era stravinta contro una squadra che merita la classifica che ha.
Il padre di tutti gli errori, è giocare solo il secondo tempo, e nemmeno tutto: ieri è mancato un minuto, l’ultimo. Non si può scendere in campo con 45 minuti di ritardo o regalare punti salvezza (e sono quattro) a squadre che non li meritano. Se sapessimo il perché, siederemmo sulla panchina biancorossa. Visto che non lo sappiamo, lo chiediamo a Castori.
Ma la madre di tutte le delusioni, è vedere qualcuno che non vende l’anima al diavolo per il Varese.

Il signor Eusepi, dopo aver consegnato il pallone dell’ultima azione – era il 95′ – al portiere avversario quando doveva fare qualunque altra cosa (buttarlo fuori, commettere fallo, tenerlo sulla bandierina), si è dovuto far chiamare addirittura in difesa perché aveva lasciato dieci compagni da soli nell’assalto finale ospite. Chiunque di noi o di voi avrebbe pagato di tasca sua per entrare in quell’area biancorossa a difendere il 2-1. Ne sarebbe stato onorato, perché il Varese stava chiamando e aveva bisogno di tutti. Lui, no: si è messo davanti alla causa, e ha

pure avuto da ridire a Ebagua che glielo ricordava. Risultato: dall’era Turri non vedevamo un giocatore uscire così, sotto i fischi (meritati) del suo pubblico. C’è un’altra cosa che non è da Varese: beccare gol nei modi più fantasiosi, nei momenti più assurdi. Dal Bari in poi, ci siamo segnati da soli, con la complicità di chi l’anno scorso è stato un eroe, Troest e Bressan. Gente vera, gente che s’impegna, gente con un passato e un futuro. Gente che, nel giro di poco, smetterà sicuramente di essere un problema e ritroverà anche un presente.

La grandezza del Varese, perché c’è anche quella, è di avere rimontato e praticamente portato a casa la partita senza mezza squadra: il terzo gol non è entrato soltanto per una casualità. Ma la casualità, caro Castori, comincia e finisce lì. Noi temiamo che una mossa dettata dalla paura (un cambio, un approccio, un’occhiata, un sentore) aumenti la paura. Una dettata dal coraggio, invece, esalti il coraggio. Caro mister, laciati trasportare da quest’ultimo. Da un Fiamozzi, un Filipe, uno Struna, il Kink visto ieri, un Bastianoni se può servire a ritrovare Bressan, un Momenté per fare riflettere Eusepi o, perché no?, un Tripoli. Insomma dalle scommesse, dai giovani, dalle aperture di credito su cui tu stesso punti e credi. Con Bari, Cesena ed Empoli l’hai fatto, ma non fino in fondo.
Nb: quando un giocatore segna come segna Ebagua, è un campione. Quando un giocatore corre sotto la curva a chiedere scusa dopo una doppietta, è anche un uomo.

p.rossetti

© riproduzione riservata