Luca, da Varese a Yale “Uragano Irene, un flop”

Luca, da Varese a Yale “Uragano Irene, un flop”

VARESE «In realtà è stata una mezza delusione – scherza Luca Tosatto, varesino e ricercatore a Yale – i media americani hanno creato un’atmosfera di attesa della fine del mondo: nei giorni immediatamente precedenti era impossibile trovare cibi in scatola o acqua in bottiglia nei supermercati. Per non parlare delle pile per lampade portatili, andate letteralmente a ruba. Poi l’uragano è stato declassato».

Gli appelli a restare chiusi in casa il giorno in cui sarebbe arrivato l’uragano si sono moltiplicati, i trasporti pubblici si sono fermati in tutta la zona dell’impatto. «La metropolitana di New York è stata chiusa – racconta Luca – e anche nei centri minori, come New Haven, i bus sono rimasti nei depositi e i treni di collegamento con le altre città (la famosa Metro-North Railroad) sono stati soppressi per un giorno. Sembrava davvero in arrivo la catastrofe del secolo».

Invece, racconta ancora il giovane ricercatore varesino, la tempesta tropicale è stata violenta, ma di fatto paragonabile ad un temporale come ne vediamo ogni estate anche a Varese. «L’unica differenza – continua – è stata la durata: da noi i temporali di quell’intensità durano al massimo un’oretta, mentre Irene ha martellato New Haven per circa cinque ore». E i danni ci sono stati: alberi caduti hanno bloccato la circolazione, mentre parecchie zone della città sono rimaste senza corrente, perché i rami spezzati delle piante che fiancheggiano i viali hanno colpito i cavi dell’alta tensione. Ma questo, in una città universitaria abitata da studenti provenienti da tutto il mondo, è stato preso come un gioco: «ieri sera sono stati molti i barbecue improvvisati – racconta Luca – perché la carne in frigo sarebbe andata a male. Chi è rimasto senza corrente, per ora, l’ha presa con filosofia, e gioca a fare il campeggiatore».

Secondo Tosatto, la vera novità di Irene è stato il suo percorso: «nella zona di New York non arrivava una perturbazione simile da parecchi decenni, ma in altre zone degli Stati Uniti sono abituati a questi fenomeni atmosferici: un anno fa sono andato nel South Carolina, ho assistito ad una tempesta più violenta di questa, che non ha turbato più di tanto i residenti».
Chiara Frangi

e.marletta

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