«Ormai l’albergo c’è da anni, perché chiuderlo ora? Tanto più che dà lavoro a tante persone». Il commento più diffuso nel quartiere raccolto intorno all’Ippodromo è di solidarietà con i dipendenti dell’Atahotel di via Albani.
Albergo posto sotto sequestro dalla magistratura torinese insieme ad altri quattro alberghi della catena.
Ieri, però, l’albergo ha riaperto dopo un periodo di ferie, come previsto. Anche se un po’ di tensione, tra la hall e i corridoi, era palpabile.
I dipendenti dell’Atahotel di via Albani, ieri mattina si sono presentati puntuali al posto di lavoro, per riaprire la struttura dopo la chiusura estiva, prevista normalmente. Certo, la riapertura arriva dopo la bufera giudiziaria che ha coinvolto il gruppo: la notizia del sequestro dei cinque alberghi della catena è arrivata a cavallo di Ferragosto, come conseguenza pressoché inevitabile dell’inchiesta torinese che a luglio ha portato all’arresto di , delle sue due figlie e di alcuni manager del gruppo assicurativo milanese Fonsai, accusati a vario titolo di aggiotaggio informativo e falso in bilancio aggravato.
Il sequestro, però, riguarda solo la proprietà immobiliare, non la gestione.
La proprietà è di Fondiaria Sai, oggi parte del gruppo Unipol, che ha già annunciato la volontà di procedere nelle sedi competenti per opporsi al provvedimento, che riguarda, però, solo le mura: è un sequestro cautelativo, per mantenere il patrimonio degli imputati ad un livello tale da riuscire a pagare le sanzioni e le spese in caso di condanna.
La società Atahotel, quindi, non chiude gli alberghi, anzi: ieri mattina i nove dipendenti diretti, e i quaranta lavoratori delle aziende di ristorazione e di pulizie che hanno in appalto questi servizi per la struttura di via Albani hanno riaperto i battenti della struttura come se nulla fosse successo.
Le prenotazioni, del resto, sono state confermate, e per la prossima settimana, in occasione dei Mondiali Master di canottaggio sul lago di Varese, le duecentoventi camere saranno tutte occupate per diversi giorni.
© riproduzione riservata













