Tutto made in Varese il videogioco dell’anno «Ed è nato in cucina»

Tutto made in Varese
il videogioco dell’anno
«Ed è nato in cucina»

«Volevamo dimostrare che si può fare innovazione, essere un’impresa internazionale e di successo anche rimanendo in Italia. E a Varese abbiamo trovato le condizioni ideali».

, fondatore della start up Ovosonico insieme a , si gode il successo incassato dalla propria creatura, Murasaki Baby, un videogioco prodotto in esclusiva per la Sony. Un successo nato, racconta Guarini, «sul tavolo di una cucina a Gavirate».

Murasaki Baby è stato tra i prodotti più apprezzati durante la Gamescom, la fiera del videogioco che la scorsa settimana, a Colonia, ha accolto più di trecentomila visitatori.

«Eravamo uno dei videogame “indie”, quelli sviluppati al di fuori delle grandi case di produzione. Sono stati gli applausi incassati alla presentazione a farci capire di essere davvero riusciti a fare centro».

Merito anche della location, conferma Guarini: una villa con vista sul lago di Varese, nel quartiere di Bosto, con ampi spazi anche per il relax e perfino un palco per musica dal vivo.

«Varese è un posto ideale per un’impresa come la nostra – spiega il giovane manager – noi non abbiamo particolari necessità logistiche, il nostro lavoro può essere svolto praticamente ovunque».

«Quindi – prosegue – ci siamo chiesti perché avremmo dovuto accontentarci di un ufficio grigio tra i palazzi di Milano, quando sapevamo che, a parità di costi, avremmo potuto avere una location molto più spaziosa a Varese».

«Un vantaggio da non sottovalutare, soprattutto quando si hanno spesso ospiti stranieri».

Già, perché Ovosonico è una realtà appena nata: a gennaio è partita l’avventura di questa piccola azienda di software, con una passione per i videogame. In Italia, però, il settore è praticamente inesistente, anche se il nostro è il quarto Paese al mondo per consumo di videogiochi. Un’idea semplice, che però ha conquistato il mondo. «In Italia, e anche qui a Varese, i talenti da mettere in gioco sono molti» dice Guarini.

Quello che deve cambiare è la mentalità: «Non dobbiamo avere paura di confrontarci con l’estero, ma dobbiamo andare a cercare ciò che ci serve». «Come abbiamo fatto noi: in Italia è difficile trovare finanziamenti per una start up come noi, chi potrebbe finanziare ha paura di un insuccesso». «La mentalità opposta l’abbiamo trovata nei Paesi anglosassoni, dove chi può investire è alla ricerca del nuovo successo».

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