Nato per buttarla dentro «Bello giocare con Neto»

Il sole picchia forte sul Franco Ossola e davanti alla porta degli spogliatoi c’è solo l’Ernesto, seduto su un bidone improvvisato come sgabello.

Il super tifoso che passa gran parte delle sue giornate allo stadio, sta aspettando Leonardo Pavoletti, l’attaccante che il Varese ha voluto a tutti i costi ed è riuscito a prendere solo nell’ultimo giorno del calcio mercato. Per tutta l’estate, il popolo biancorosso ha atteso di poter abbracciare il giocatore che arriva finalmente nel primo pomeriggio di una calda giornata di settembre.

Mancano cinque minuti alle due quando un’automobile passa i cancelli del Franco Ossola ma è quella di Neto Pereira, il capitano che ci tiene ad arrivare primo anche agli allenamenti. Poco dopo, sbuca il fuoristrada bianco del direttore sportivo Mauro Milanese: a bordo, sul sedile anteriore vicino a quello del guidatore, si nota subito Pavoletti, coi capelli cortissimi e gli occhiali da sole, mentre dietro è seduto Lorenzo Laverone, il terzino destro arrivato dal Sassuolo in cambio di Raffaele Pucino.

Milanese scende dalla macchina con un sorriso infinito e, rivolgendosi a Ernesto, dice: «Hai visto che siamo riusciti a prendere Pavoletti? Neppure la mia fidanzata l’ho corteggiata così a lungo, non scherzo». Alla battuta del dirigente fa eco quella del tifoso, che si rivolge in questo modo al nuovo arrivato: «Pavoletti – tuona Ernesto – adesso ci deve fare almeno venti gol». L’attaccante risponde con un secco «speriamo».

In sala stampa Pavoletti arriva dopo Laverone, che sta tessendo proprio le lodi del compagno: «In ritiro dividiamo sempre la camera, è un grande attaccante, un giocatore fondamentale». Dopo aver detto grazie a Laverone, Pavoletti esprime gratitudine al Varese: «Ringrazio Milanese che ha creduto in me e ha avuto la costanza di farsi vivo tutti i giorni con il mio procuratore. Alla fine ha battuto la concorrenza di tutte le altre squadre che mi volevano e sono convinto di aver fatto la scelta migliore arrivando qui».

Il centravanti che l’anno scorso aveva conquistato la promozione in A con il Sassuolo, torna in B dopo appena due apparizioni nel massimo campionato: «Non è un problema – commenta – e se la serie A è il sogno di ogni calciatore io cercherò di riconquistarla appena possibile, lavorando sodo e impegnando al massimo per crescere».

L’obiettivo con il Varese? Pavoletti ha i piedi per terra: «Salviamoci presto e poi ci divertiremo».

L’attaccante ha seguito il posticipo della prima giornata, perso (1-0) dai biancorossi a Cesena: «Ho visto la partita in tv e se c’era una squadra che ai punti avrebbe meritato di vincere questa era proprio il Varese. Certo, siamo a inizio campionato e i veri valori devono ancora venir fuori».

A chi gli fa notare che nell’attacco biancorosso c’è anche Bjelanovic, Pavoletti risponde con umiltà: «Se c’è da imparare da chi è più bravo, io osservo e faccio tesoro. In serie B le partite sono tante e più persone valide ci sono nella rosa meglio è».

Oltre a Laverone, Pavoletti conosce già Bressan e Rea: «Con loro ho trascorso due ritiri estivi ai tempi del Sassuolo». E ora, la punta non vede l’ora di fare coppia con Neto Pereira: «Sarà bello – assicura – giocare insieme a uno del suo calibro».

Il numero scelto è il 14: «Era il più carino di quelli rimasti, adesso voglio onorare la maglia».

Per descriversi, Pavoletti, livornese di Salviano che il 26 novembre compirà 25 anni, usa queste parole: «Sono una persona per bene e un ragazzo solare. In campo divento un lottatore e punto a trovarmi al posto giusto al momento giusto per fare gol. Sono qui per mettermi a disposizione del Varese».

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