Frecciarossa in ritardo Trenitalia paga il doppio

Frecciarossa in ritardo
Trenitalia paga il doppio

Frecciarossa in ritardo di due ore e 20 minuti: Trenitalia condannata a rimborsare il 50% del costo del biglietto.

La sentenza depositata dal giudice di pace Cinzia Biondi rischia di diventare una pietra miliare nella quotidiana lotta tra pendolari e trasporto ferroviario: «una sorta di Davide contro Golia su rotaia – commenta Jacopo Arturi, una delle due vittime varesine del disservizio – che ci ha visto avere soddisfazione».

I fatti. Quattro varesini decidono di compiere un viaggio a Firenze. Il mezzo scelto è il treno, precisamente il Frecciarossa, fiore all’occhiello di Trenitalia. Tempo di percorrenza stimato: un’ora e 15 minuti per raggiungere la meta. Costo del biglietto: 52 euro. Sin qui tutto bene. Non fosse che il Frecciarossa in questione accumula 70 minuti di ritardo alla partenza che si tramutano in due ore e 20 minuti all’arrivo. E il

tempo stimato di percorrenza salta: non un’ora e 15 minuti, ma tre ore e 35 minuti. I malcapitati chiedono il rimborso del biglietto, ma Trenitalia nicchia e rigetta la richiesta. Poi, a fronte della fermezza delle vittime del disservizio, mette sul piatto un’offerta: rimborso del 25% del costo del biglietto sulla base di una clausola del contratto di trasporto risalente al 1935, in pieno fascismo, e quando il trasporto era ancora pubblico.

Proposta irricevibile per gli utenti che, assistiti dall’avvocato Laura Martinotta, fanno causa chiedendo i danni. Il legale osserva semplicemente che il contratto di trasporto applicato da Trenitalia non è mai stato firmato dai suoi assistiti: le condizioni, quindi, non sono mai state accettate dalla parte da lei rappresentata. Tanto più che, dal 1935 ad oggi, il trasporto ferroviario si è tramutato in spa ed è stato privatizzato. Valgono, a questo punto, il codice di consumo e il codice civile.

Il giudice di pace ha dato ragione agli utenti danneggiati, definendo “vessatoria”, tra l’altro, la datata clausola citata da Trenitalia.

Lo stesso giudice ha dato ragione ai quattro varesini condannando Trenitalia al rimborso del 50% del costo sostenuto per l’acquisto del biglietto. Metà di quanto sborsato in quanto il trasporto, seppur con grandi difficoltà, è stato comunque effettuato. L

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