Continua la bufera al Pronto Soccorso dell’ospedale di Circolo. Questa volta è il Collegio degli infermieri (Ipasvi) a prendere la parola, manifestando il proprio appoggio al disagio per le condizioni lavorative espresso dai colleghi.
Dopo la lettera di denuncia inviata dall’avvocato, per conto di 52 infermieri e 36 operatori socio sanitari, alla direzione dell’azienda ospedaliera per denunciare le precarie condizioni di lavoro, ecco scendere in campo, presidente del collegio.
«La preoccupazione che emerge dal racconto dei colleghi è sempre la stessa: la sicurezza delle persone assistite. È, infatti, sempre più difficile garantire gli standard assistenziali e la qualità nelle condizioni attuali».
Filippini ha inviato le sue considerazioni in merito a quanto vivono quotidianamente molti colleghi, non solo alla direzione dell’azienda sanitaria di Varese ma anche alle altre presenti sul territorio. «Anche il Pronto Soccorso di Gallarate e Busto Arsizio soffrono». Il problema è sempre quello: «Un progressivo aumento della complessità degli assistiti, cui non corrisponde un adeguato numero di personale qualificato».
Consapevoli del momento storico sfavorevole dal punto di vista economico, gli infermieri chiedono la possibilità di esercitare la professione in sicurezza, magari ripensando il modello organizzativo e le modalità di erogazione dell’assistenza stessa.
«Questo Collegio, nella veste del suo Presidente, comprende e condivide le preoccupazioni dei colleghi, ma tiene anche in debito conto le reali difficoltà delle Direzioni delle Aziende ospedaliere-sanitarie della Provincia in questa congiuntura sfavorevole». Per tutelare infermieri e pazienti è necessaria una riorganizzazione della macchina che opera nel Pronto Soccorso.
«Nel caso specifico di Varese, riorganizzare il Pronto Soccorso significa riorganizzare gran parte dell’ospedale. La questione della “barellaia” merita di certo di essere affrontata: un solo infermiere che deve gestire 35 barelle fa sicuramente fatica. Certo è che per decongestionare l’ospedale e, soprattutto, il Pronto Soccorso, la medicina territoriale deve farsi carico di molte più cose».
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