Pavoletti: così nasce una bandiera Varese, riconquista il tuo fortino

Una dedica ci sta. A chi ha lottato nel Varese per prendersi un pezzetto di un sogno chiamato serie A: Pavoletti. Che mette la maglia davanti a tutto: se sapesse che sedendosi in panchina la sua squadra vincerebbe, siamo certi che chiederebbe di stare fuori. Che aggredisce avversario, palla, spazio allo stesso modo: tutti i compagni contano su di lui, ma è lui che conta ancora di più su di loro. Che si

sente attaccati questi colori perché gli basta sapere che questi colori lo hanno voluto come non lo voleva nessun altro. Come capacità di incarnare lo spirito del Varese, l’acquisto dell’attaccante toscano è paragonabile all’arrivo di Neto, Zecchin o Corti. Era tanto che cercavamo un altro uomo in grado di rappresentare l’essenza biancorossa e di portare in campo certi valori, certi sussulti, certe sfide, un modo di vivere prima che di giocare: l’abbiamo trovato.

Adesso c’è bisogno di un partitone in casa: il Pescara di Mascara, Cutolo e Piscitella è la squadra giusta per dare la cifra di quello che siamo e di ciò che vogliamo. L’anno scorso con le prime tre in classifica il Varese ha conquistato 0 punti su 9, subendo valanghe di gol; e con le prime cinque, 2 punti su 15 (Empoli e Novara). Un complesso di inferiorità, oltre che tecnica, psicologica. C’è sfida migliore da vincere? Sì, solo una: Masnago deve tornare a fare paura. E il Franco Ossola il fortino che fu, dove il Varese è diventato grande.

Questa serie B si candida ad essere la più pazza di sempre. Il Lanciano passa a Cesena, il Crotone ferma il Pescara, il Trapani pareggia a Empoli, il Bari sfiora il 3-3 a Siena, il Carpi asfalta lo Spezia: se ti siedi un attimo (come se ieri il Varese non avesse cercato e segnato il 2-0), perdi.

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